SVEVA CASATI MODIGNANI.
.
UN AMORE DI MARITO.
.
2011. Sperling & Kupfer Editori.
COLLEZIONE PANDORA.
.
Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
Fondazione Ezio Galiano onlus
 http:\\www.galiano.it
ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
.
Vi  mai capitato, durante la pausa pranzo,
di correre a sbrigare una commissione e, per
puro caso, di vedere vostro marito seduto a un
tavolo di ristorante in compagnia di una bionda,
mentre lo immaginavate nel suo ufficio,
chino sulle carte? No? Be', ad Alberta  capitato.
E, nella sua mente di moglie fiduciosa, il
romantico tte--tte ha instillato un terribile
sospetto. All'improvviso, tutte le certezze del
suo matrimonio si sono sciolte all'impietoso
sole dell'evidenza. Abituata da sempre a sentirsi
ignorata, in particolare dall'altro sesso,
un giorno aveva incontrato quell'uomo bellissimo,
che si era incredibilmente accorto di lei
e l'aveva corteggiata come un cavaliere d'altri
tempi, fino a sposarla. Ma ora, senza rendersene
conto, Alberta  diventata insignificante
anche per lui...
Qualcuno ha detto che le stelle sono angeli
custodi, e che scendono sulla Terra quando
abbiamo bisogno del loro aiuto. Alberta ha visto
una stella cadente e si  illusa che fosse di
buon auspicio. A volte, anche i segni del cielo
possono trarre in inganno. O, forse, l'errore 
negli occhi di chi guarda.
...
L'AUTRICE.
.
Sveva Casati Modignani  una delle firme
pi amate della narrativa contemporanea:
i suoi romanzi sono tradotti in venti
Paesi e hanno venduto oltre dieci milioni
di copie. L'autrice vive da sempre a Milano
- citt alla quale  legatissima - nella
stessa casa dove  nata e che apparteneva a
sua nonna. 
...
.
...
AVVERTENZA.
.
I fatti narrati sono immaginari. Ogni riferimento a fatti e luoghi reali o
a persone realmente esistenti o esistite  puramente casuale.
...
DEDICA.
.
Dedicato ad Anna Rocco Bartorelli,
un angelo custode che, al bisogno,
saprebbe soccorrere perfino
un'astronave in difficolt.
.
CHI HA DETTO CHE GLI UOMINI NON SANNO SORPRENDERE UNA DONNA?
.
Alberta alz lo sguardo al cielo. Una stellata
cos non s'era mai vista, in dicembre. Tra quella
distesa di puntini luminosi sul drappo nero
della notte, una stella si stacc dal firmamento
e, descrivendo una scia d'argento, precipit
velocissima sull'orizzonte rossastro della citt.
Allora le tornarono in mente le parole della
sua maestra: Le stelle sono i nostri angeli
custodi. Ognuno di noi ha la sua. La donna
era una giovane siciliana che, per sopravvivere
nello squallore della periferia milanese, tra
casermoni di cemento che nascevano come
gramigna divorando le distese dei campi, si aggrappava
alle leggende della sua isola.
Qual  la mia? le aveva chiesto Alberta.
Non puoi saperlo, ma la tua stella invece ti
conosce e, quando  il caso, scende sulla Terra
per aiutarti.
Alberta emise un sospiro carico di pena e,
poich era il caso, volle credere che quella stella
cadente fosse scesa per liberarla da un incubo
iniziato proprio quel giorno, durante la
pausa pranzo, quando tutte le sue certezze erano
crollate ed il suo matrimonio aveva perduto
l'innocenza.
Richiuse la tenda della porta-finestra che
dava sul terrazzo, attravers il salone, scivol
silenziosa nella camera da letto e si distese
accanto a Leo che dormiva come un bambino.
Lo ascolt respirare. Era il respiro di un uomo
sereno, in pace con la propria coscienza.
Mentiva anche nel sonno, pens Alberta.
L'orologio, sul cantonale, segnava l'una del
mattino. Se fosse riuscita ad addormentarsi subito,
avrebbe potuto dimenticare la sofferenza
fino al momento in cui il suono lacerante della
sveglia, simile allo squillo delle trombe del giudizio,
l'avrebbe ridestata su un giorno inedito
della sua vita, quello del disinganno. Ma non
ce la faceva a prendere sonno e allora si alz di
nuovo, ancora una volta si rifugi nel soggiorno,
sedette in poltrona e ricominci a scavare
nella piaga dolente del tradimento appena
scoperto.
Riusc ad addormentarsi soltanto alle tre e
quando la sveglia strazi brutalmente il sonno
ebbe inizio il film quotidiano, che si ripeteva
sempre uguale da diciotto anni.
Lei e il marito schizzarono in piedi. Lui si
fiond in bagno, lei in cucina a mettere la caffettiera
sul fuoco, a scaldare il latte, a far rinvenire
le brioche nel microonde. Poi corse in
camera, spalanc le finestre, sul letto ancora
sfatto alline camicia, calzini e slip puliti per
Leo, che ricomparve un minuto dopo in accappatoio
e chiuse immediatamente le imposte,
lamentandosi per il freddo che aveva invaso
la stanza. Come d'abitudine, Alberta ignor
le proteste, a sua volta si fiond in bagno, per
poco non cadde inciampando in un telo di spugna
abbandonato per terra dal marito, si infil
sotto la doccia e quando ne usc si guard allo
specchio mentre si asciugava. Come sarebbe
riuscita a conciliare l'attivit frenetica di ogni
giorno con il dolore che aveva ripreso a straziarla?
Appoggi le mani sul bordo del lavabo,
avvicin il viso allo specchio e constat che anche
lei, come Leo, mentiva. La sua menzogna
era il silenzio, era fingere che non fosse successo
niente.
Lo specchio le rimand l'immagine di una
donna di quasi quarant'anni, scialba e insignificante.
Come aveva potuto credere che suo
marito, bello com'era, non avrebbe mai smesso
di amarla? Invece si era illusa e il giorno prima
la realt l'aveva colpita a tradimento con la
violenza di una mattonata sui denti.
Ora doveva gestire l'irreparabile.
Alberta lavorava in via Montenapoleone
nella storica bottega di Marta Piccini, che vendeva
biancheria intima in seta ricamata a mano.
Durante il periodo natalizio, nel quadrilatero
della moda tutti i negozi erano aperti ininterrottamente
dalle dieci del mattino fino a sera
e Alberta riduceva ad una sola ora l'intervallo
per la pausa pranzo, dandosi il cambio con
Gianna, la sua collega.
Di solito mangiava a prezzo fisso nel bar-tabacchi
sull'angolo con via Verri, chiacchierando
con le altre commesse del quartiere.
Da molti mesi, ormai, i loro discorsi avevano
il sapore funereo del pessimismo, perch
c'erano tra loro padri e madri di famiglia che
temevano di perdere il lavoro, non soltanto per
colpa della crisi economica, che aveva ridotto il
potere d'acquisto, ma anche a causa della tanto
sbandierata Expo che, sulla carta, avrebbe
dato lustro alla citt, ma nella realt induceva
i proprietari di immobili a raddoppiare gli
affitti, costringendo tanti esercenti a chiudere
l'attivit. Da tempo, le pause pranzo erano diventate
un mortorio, invece che un momento
di relax. Alberta si considerava fortunata perch,
anche se avesse perso il posto, l'impiego di
suo marito non correva rischi. Lui si occupava
di un settore che, nei momenti di crisi, faceva
profitti: quello del caff.
Quando un'economia salta e viene a mancare
il necessario, le aveva spiegato Leo, il
superfluo diventa indispensabile. Hai presente
lo smalto per le unghie?  stato inventato e ha
prosperato in America, durante la Grande Depressione.
Lo stesso vale per il caff, che  il
prodotto pi vivace della nostra azienda.
Lei aveva pensato che la buona sorte non
l'avrebbe mai abbandonata. Fino al giorno
prima, quando - dovendo sbrigare una commissione -
si era accontentata di un panino
al banco del bar e poi, di corsa, si era infilata
nella metropolitana gialla in via Manzoni.
Dopo poche fermate era scesa in corso di Porta
Romana e aveva raggiunto la calzoleria dove,
due giorni prima, aveva comprato un paio di
Timberland da regalare a Leo per Natale. La
capocommessa era un'amica e le aveva fatto un
ottimo sconto. Leo aveva provato le scarpe e
gli andavano strette.
Ci vorrebbe mezzo numero in pi, aveva
commentato.
Alberta era l per farsele cambiare.
La sua amica la vide e, poich stava servendo
un altro cliente, le rivolse un cenno, per farle
intendere che si sarebbe sbrigata in fretta.
Alberta ingann l'attesa osservando alcuni
modelli di scarpe da donna e fu catturata da
un paio di stivali di camoscio blu foderati di
pelliccia. Le piacevano. Guard il prezzo. Era
esoso e, da oculata amministratrice dei conti
di casa, decise che sarebbe stata una spesa superflua,
anche perch c'erano altre priorit: i
regali per i parenti e i genitori e l'albergo dove
avrebbe trascorso la settimana bianca con Leo.
Infine non sarebbero stati quegli stivali sportivi
ma anche eleganti a conferirle un tocco di raffinatezza.
Senza contare che a Leo lei piaceva
cos com'era: semplice ed anonima. Dopo diciott'anni
di vita insieme, capitava ancora che
le dicesse: Lo sai che sei bellissima?
Alberta, che aveva il senso dell'umorismo, si
faceva una sana risata e un po' lo compativa,
continuando a domandarsi come mai un uomo
pi giovane di lei, bello come un saraceno dagli
occhi celesti e manager di successo, potesse
amarla cos tanto.

Leo la adorava da quando aveva diciannove
anni e lavorava nel garage, con annessa officina
meccanica, in cui Alberta parcheggiava
la sua utilitaria. A quell'epoca lui frequentava
un liceo serale sperimentale, mentre lei era al
terzo anno di lettere moderne e sognava un futuro
nell'mbito universitario. Mattina dopo
mattina, andando a prelevare la macchina nel
garage, aveva fatto amicizia con quel ragazzo
bellissimo e aveva notato la sua intelligenza vivace
e la voglia di farsi strada nella vita. Lui
la corteggiava e lei, dapprima sulla difensiva,
aveva finito per innamorarsene.
A quel punto, Alberta aveva preso una decisione
sconvolgente.
Ho chiuso con l'universit. Vado a lavorare,
aveva annunciato una sera ai suoi genitori.
Era scoppiato il finimondo.
Perch? aveva domandato suo padre.
L'uomo era carpentiere in un'impresa edile.
Aveva appena la licenza di terza media e la
figlia con tanto di laurea era la sua massima
aspirazione.
Mi sono innamorata di un ragazzo povero,
ma con tante buone qualit. Vogliamo sposarci
e mettere su casa. Non chiedo niente n a te n
alla mamma, per questo ho trovato lavoro,
aveva spiegato.
Sua madre s'era messa a piangere.
E tutti i nostri sacrifici per farti studiare,
per non farti mancare niente, per darti una posizione?
aveva domandato tra i singhiozzi.
Dispiace anche a me lasciare gli studi, ma
potr sempre riprenderli quando Leo si sar
laureato, anche perch tra noi due lui  il pi
determinato e merita di arrivare al traguardo,
aveva replicato con fermezza.
Se, e quando, sar arrivato al traguardo, ti
dar un calcio nel sedere e buonanotte ai suonatori!
aveva urlato il padre.
Di fronte a quei genitori addolorati e arrabbiati,
Alberta aveva finalmente avuto il
coraggio di esprimere la frustrazione che si
portava dentro da sempre: la scarsa considerazione
di s.
Ma voi due mi avete mai guardata? Io sono
un tipo insignificante, non esisto per nessuno,
tranne che per voi. Un po' poco, vi pare? Non
c' mai stato un ragazzo che mi degnasse di
un'occhiata, e se c'era non me ne sono mai accorta.
Fin dai tempi delle medie, quando i maschi
facevano gli stupidi con le mie compagne,
non ce n'era uno, nemmeno il pi scalcagnato,
che mi notasse. Ero trasparente come l'aria. Al
liceo, poi, tutte avevano un fidanzatino, o almeno
un flirt. Tutte tranne me. Era come se
nessuno mi vedesse, nemmeno gli insegnanti,
anche se ero tra le pi brave. Quando, fuori
dalla mia aula, incrociavo un professore e lo
salutavo, quello mi domandava: "Tu saresti...?"
"Sono Alberta Bianchi, professore". Magari mi
aveva interrogato in storia un paio d'ore prima,
e mi aveva dato pure un bel voto, ma fuori
dalla classe la mia faccia non gli diceva niente.
Poi, un giorno,  avvenuto il miracolo: Leo
Croce si  accorto di me, mi ha fatta sentire
una donna desiderabile e io non me lo lascer
sfuggire.
I suoi genitori avevano interpretato quel discorso
come un feroce rimprovero a loro che
l'adoravano e adesso si sentivano colpevoli di
aver messo al mondo una figlia che non aveva
stima di s.
Asciugandosi le lacrime, sua madre aveva
protestato: Come fai a dire che sei trasparente
come l'aria... che nessuno ti nota... sei soltanto
una ragazza riservata, un po' timida, forse.
Ma sei carina, hai dei lineamenti fini, un bel
sorriso, un fisico perfetto... a sentire te, sembri
una storpia con la gobba, il nasone e gli occhi
strabici. Io non ti riconosco pi! Sei stata sempre
tranquilla, serena, studiosa, di buon carattere
ed adesso... Adesso tiri fuori una cattiveria
che mi spezza il cuore.
Non volevano o, forse, non potevano capire,
perch Alberta era tutto il loro mondo.
In lei avevano riposto le modeste speranze di
un riscatto sociale e, all'improvviso, lei scompigliava
le carte dicendo che era stata sempre
infelice. Perch? Perch era comparso all'orizzonte
un disgraziato senz'arte n parte che aveva
fatto perdere il lume della ragione alla loro
bambina.
C'era voluto tempo perch si ricredessero e
si rendessero conto che quel disgraziato era
un genero di tutto rispetto, di cui andare fieri.
Leo li aveva amati da subito e gratificati con gli
eccellenti risultati scolastici. Riusciva a rendersi
utile in mille modi, non era mai invadente e
trattava Alberta come una principessa. Finalmente
leggevano la felicit negli occhi della figlia
e questo li ripagava della grande rinuncia
al sogno di una laurea.

Eccomi, Alberta.
La voce della commessa la distrasse dai suoi
pensieri.
Sono di corsa. Riesci a cambiarmi le Timberland
per mio marito? Mi serve un mezzo
numero in pi, disse Alberta porgendole la
scatola.
Credo di poterti accontentare, rispose
l'amica, andando a cercare le scarpe e ricomparendo
poco dopo con il nuovo paio, brontolando:
Che bello sarebbe se i nostri uomini si
degnassero di venirsele a provare, le loro scarpe,
invece di far correre noi, povere donne.
Lo so, ma a me va bene cos, tagli corto
Alberta che si occupava con gioia del guardaroba
del marito perch le piaceva che fosse
sempre inappuntabile.
Torni in negozio? le domand l'altra,
salutandola.
Di volata, perch devo dare il cambio a
Gianna.
Fuori il freddo mordeva e lei cammin di
buon passo, anche per scaldarsi. Dovendo attraversare
il corso, si blocc davanti al semaforo
e lanci un'occhiata al marciapiede di
fronte, dove c'era un bar-ristorante con una veranda
protetta da doppi vetri, stipata di clienti.
Scatt il verde e lei si mosse. Via via che si
avvicinava al ristorante, il suo passo si fece pi
lento e faticoso, perch stava vedendo qualcosa
di inatteso e sorprendente. Tra la gente seduta
ai tavoli c'era suo marito. E non era solo.
Di fronte a lui, not di spalle una donna dalla
chioma bionda corta e riccioluta che indossava
a scialle una pelliccia di visone color miele. Leo
le parlava gesticolando e le rivolgeva un sorriso
ammaliatore.
Alberta si smarr e prov un senso di disagio,
per aver visto qualcosa che non doveva vedere.
Allora avvert il bisogno di scappare da
quella scena, quasi si sentisse colpevole.
Un taxi si ferm al semaforo. Lei spalanc
la portiera posteriore, si infil nell'abitacolo e
balbett al conducente: Mi porti via.
Poi gli diede l'indirizzo del negozio di Marta
Piccini.

Ti faccio notare che sei in ritardo di dieci
minuti, l'accolse Gianna, picchiettando l'indice
sul suo orologio da polso. Poi la guard
meglio, perch Alberta non replicava, e cambi
tono: Ma tu stai male! si allarm.
Mi gira la testa... ho preso freddo, sussurr
lei, infilandosi nel retro. Solo allora si rese
conto di non avere pi con s le scarpe del marito.
Probabilmente le erano cadute per strada,
oppure le aveva dimenticate sul taxi. Non gliene
import nulla. Alberta, mi dici cos'hai?
domand Gianna, che l'aveva seguita.
Lei si accasci su una poltroncina di plastica
con un sospiro simile a un singhiozzo.
Non ho niente... per favore, adesso va' tu a
mangiare, rispose, raccogliendo le sue poche
forze per darsi un contegno.
Sei sicura?
Alberta annu.
Faccio in un attimo: vado e torno, disse
Gianna, ma non si schiodava da l, mentre lei
aveva soltanto voglia di restare sola per riordinare
le idee. Poi, mentre stava per uscire, la
collega butt l una domanda che la colp come
una coltellata: Non sarai mica incinta?
A quel punto realizz che i rapporti con
Leo erano diventati sempre pi sporadici, anzi,
nelle ultime settimane lui l'aveva proprio ignorata.
Rientrava ad ore impossibili, visibilmente
stanco e affaticato. Divorava la cena in due
bocconi e, dopo una mezz'ora davanti alla tele,
arrancava fino al letto piombando subito in un
sonno profondo.
Tuttavia, per quanto fosse esausto, le offriva
ogni volta un sorriso irresistibile, che la ricompensava
delle lunghe attese.
Qualche sera prima, abbracciandola, le aveva
sussurrato: Meno male che ci sei tu, mia
piccola Alberta. Sai, prima di quanto immagini,
ci sar una bellissima sorpresa per te. Almeno,
 quello che spero con tutto me stesso. Tu
sei la meravigliosa compagna della mia vita e,
un giorno, ti regaler un castello.
In Normandia? gli aveva domandato,
scherzando. In Normandia avevano trascorso
una vacanza molto romantica e
indimenticabile.
 possibile... aveva replicato Leo, con
aria enigmatica.
Quell'uomo non poteva essere lo stesso che
aveva appena sorpreso al ristorante in corso di
Porta Romana, mentre flirtava con una bionda
in pelliccia di visone.
D'impulso digit sul telefonino il numero
dell'ufficio del marito. Le rispose la solerte segretaria:
Buongiorno, signora Croce. Il dottore
non c'. Non rientrer prima delle quattro.
Vuole lasciargli un messaggio?
Non fa niente. Lo cerco sul cellulare,
tagli corto e si colleg con il cellulare del
marito.
L'utente desiderato al momento non  raggiungibile.
La voce registrata risuon come
una campana a morto: Leo la tradiva.
Il marito, che diceva di amare la sua Alberta
cos com'era, probabilmente aveva una tresca
con un'altra, una che non passava inosservata
e, non volendo essere disturbato mentre stava
con lei, aveva spento il suo portatile.
Alla fine le era venuto un gran mal di testa e
aveva mandato gi un analgesico. Forse aveva
davvero preso freddo.
Sent suonare alla porta del negozio e allora
si ricompose, premendo il pulsante di apertura,
senza controllare se chi aveva suonato fosse
una cliente o un barbone.
Giravano tanti emarginati anche nelle vie del
lusso. Erano senzatetto, zingari, tossici. Tendevano
mani callose e sporche a mendicare spiccioli
per una birra o una dose. In questa grande
citt che un tempo era stata bella, elegante,
generosa e soccorrevole, ora dilagavano la miseria,
l'incuria e l'indifferenza. Milano aveva perduto
il suo stile sobrio ed era diventata sempre
pi volgare. Anche la boutique di Marta Piccini
risentiva di questo pessimo clima. La clientela
ricca e austera di un tempo si andava assottigliando.
Aumentavano invece i turisti stranieri
vogliosi di spendere. Prima gli arabi e i russi,
ora i ricchi cinesi. Da questi clienti Alberta non
traeva alcuna gratificazione.
In quel momento entr la signora Mariani,
dell'omonimo cementificio bresciano, cliente
assidua di lunga data. Alberta esib un sorriso
per accoglierla.
Ti vedo pallida, esord la signora, accomodandosi
nella confortevole poltroncina davanti
al tavolo su cui Alberta le avrebbe mostrato
la lingerie pi elegante.
Aspetto le vacanze per andare in montagna,
dove spero di prendere un po' di colore.
Lei, invece, ha l'aria radiosa di sempre, replic,
sfoderando tutta la sua professionalit.
La signora le sorrise con aria comprensiva e
attacc a raccontare: Mia figlia Margherita,
la maggiore, si sposa a primavera. Voglio regalarle
un po' di camicie da notte, vestaglie, sottovesti
e quelle robe l... come si chiamano...
slip? Ai miei tempi si chiamavano mutande, ma
si sono cos ridotte che quel nome, slip, gli calza
a pennello.
Alberta conosceva la figlia, che aveva superato
i trent'anni da un pezzo e sceglieva sempre
biancheria color avorio, perci disse: Congratulazioni!
Il solito avorio, vero?
Congratulazioni un cavolo! sbott la signora
Mariani, che aveva il dono della schiettezza
e non faceva mistero dei fatti di famiglia,
quelli confessabili. E prosegu: Si  scelta un
palestrato tutto muscoli, zero cervello e nessuna
voglia di lavorare. Tempo un anno e il matrimonio
sar gi sfasciato. Comunque, i figli
fanno quello che vogliono e se ne infischiano
dei nostri consigli. Poi vengono a lamentarsi
perch sono nei guai.
Ad Alberta sembr che quel discorso potesse
riguardare anche lei e consider fortunata
Margherita Mariani perch, secondo il pronostico
materno, si sarebbe accorta dell'inaffidabilit
del marito nel giro di un anno. Per lei ce
n'erano voluti diciotto, il tempo di rinunciare a
una laurea, a una professione, il tempo di sfiorire,
se mai fosse stata una donna in boccio.
La sua autostima, conquistata grazie alla
dedizione di Leo, rischiava di finire un'altra
volta in cantina. Forse stava lavorando di fantasia,
forse Leo era innocente, ma intanto lei
era sconvolta e benedisse il ritorno di Gianna,
che l'avrebbe aiutata a servire le clienti che affluivano
come mosche al miele.
Non era sicura che Leo la tradisse, ma se il
sospetto fosse diventato una certezza, lei sarebbe
morta di dolore.
Alberta! Stai male? Gianna aveva notato
il suo disagio.
S. Prendo un taxi e vado a casa.
Raramente, in diciotto anni, aveva mancato
un giorno di lavoro. Quanto alla salute, mai
un'influenza, nemmeno quando Leo agonizzava
febbricitante e lei lo curava con sciroppi e
semolini.
Finir per contagiarti, si preoccupava lui.
L'erba grama non si ammala e non muore
mai, replicava lei, scherzosa. Invece adesso si
sentiva ammalata.
Quando Leo si era laureato in scienze della
comunicazione e, dopo uno stage di sei mesi,
era stato assunto alla Kontr, una multinazionale
tedesca con sedi in Italia, Francia, Gran
Bretagna e Usa, era entrato nello staff del marketing
che promuoveva caff selezionatissimo
e macchine d'uso casalingo per prepararlo. Lo
stipendio era ottimo.
Allora avevano deciso di lasciare il minuscolo
appartamento di periferia, in cui avevano
abitato fino a quel momento, per trasferirsi in
un quartiere quasi centrale. Avevano acquistato
un attico in un condominio elegante in via
Bronzino, accollandosi un mutuo importante,
perch Leo si era detto sicuro di poterlo
affrontare.
Negli anni lo avevano arredato secondo il
loro gusto e l, qualche volta, Leo invitava a
cena i colleghi e Alberta sfoderava tutto il suo
orgoglio di padrona di casa e di moglie
appagata.

Ma non si sentiva pi n orgogliosa, n appagata
quando scese dal taxi davanti al portone
del suo palazzo. La portineria era ancora
chiusa e l'atrio immerso nel silenzio. La maggior
parte dei condomini era al lavoro, mentre
i loro figli erano a scuola o in qualche centro
sportivo. Il condominio si sarebbe animato la
sera, quando tutti rientravano.
Varc la soglia del suo appartamento e fu
investita dal calore proveniente dall'impianto
di aria calda. Lo spense immediatamente,
perch le sembrava di soffocare. Scalci via
le scarpe, si svest in fretta e si infil nel letto.
Era stanchissima e pens che, se fosse riuscita
a dormire, al risveglio avrebbe ritrovato la
lucidit necessaria per valutare la situazione.
Si avvolse nelle coperte e scivol in un torpore
denso come metallo fuso. Alla fine si
addorment.
La svegli una mano asciutta e fresca che
le sfiorava la fronte. Leo era chino su di lei e i
suoi occhi celesti, pi che le parole, le dicevano
il suo amore sconfinato e la sua dedizione.
Che ore sono? volle sapere Alberta.
Le sei, disse Leo sedendosi in pizzo al letto,
e domand: Come ti senti?
Non so...
Ti ho cercata sul cellulare, a met pomeriggio,
e non rispondevi. Allora ti ho chiamata al
negozio e Gianna mi ha riferito che eri tornata
a casa perch stavi male. Ho lasciato tutto per
correre qui. Non vorrai ammalarti, spero, le
sussurr con voce carica di pena.
Alberta ricord tutto in un istante, mentre
il marito le accarezzava il viso e i capelli con
paterna tenerezza.
Quanto era piacevole il suono della sua voce
e rassicurante il tocco gentile della sua mano!
Com'era possibile che un uomo cos dolce ed
innamorato potesse tradirla? A quel punto le
venne il dubbio che non fosse lui la persona
vista al tavolo del ristorante con quella bionda.
Alberta disse: Non  il caso di allarmarsi.
Con quest'affermazione rispose a Leo e ai
suoi dubbi, che andavano comunque chiariti.
Cosa posso fare per te?
Lasciarmi riposare ancora un po'.
Allora Leo accost una sedia al letto, pos
sulle ginocchia un fascio di documenti e disse:
Io lavoro qui, vicino a te.
Ho freddo, si lament lei.
Anch'io. Hai spento il riscaldamento. Ora
vado a riattivarlo, disse lui, discreto come
sempre.
Alberta si assop di nuovo e quando era ormai
sera si svegli ritemprata. Leo le era sempre
accanto e le sorrise.
Va meglio? domand speranzoso.
Lei annu, e lui le sfior la fronte con le labbra.
Ti preparo la cena.
Alberta guard suo marito come se fosse un
estraneo. Viveva con lui da diciotto anni,
credeva di conoscerlo meglio di se stessa e all'improvviso
era sfiorata dal dubbio che avesse una
vita parallela di cui lei non sapeva niente. In
questa esistenza parallela c'era anche un'amante?
Avrebbe voluto domandargli: Chi  la
bionda? Ma prima aveva bisogno di capire se
la tradiva davvero e perch. Il perch poteva
dipendere dal fatto che anche lui si era sentito
tradito dalla vita quando aveva perduto suo
padre e sua madre?

Leo era cresciuto senza i genitori, che erano
morti insieme in un incidente stradale. Tornavano
dai campi a bordo del loro sconquassato
furgone quando un camion li aveva travolti in
pieno. All'epoca, lui aveva nove anni e il giorno della
tragedia era nella piazza del suo paese,
arroccato sui monti della Calabria ionica,
a giocare a pallone con altri ragazzini. Il prete
era uscito dal portale della chiesa con la sua
veste nera svolazzante, aveva sceso la scalinata
e lo aveva agguantato per una spalla.
Vieni con me, gli aveva intimato, sospingendolo
all'interno della navata. Poi si era seduto
su una panca, accanto a lui, e guardandolo
negli occhi gli aveva annunciato:  successa
una disgrazia.
A me lo dite, don Giuseppe? lo aveva interrogato
il ragazzino, che fremeva per tornare
dagli amici.
Te lo dico, perch riguarda la tua mamma
e il tuo pap.
E continuava a fissarlo, senza proseguire.
La luce dorata del tramonto penetrava nella
chiesa con un pulviscolo iridescente in continuo
movimento. Leo sentiva le voci eccitate dei
suoi compagni, lo schiocco del pallone che veniva
colpito, il latrato lontano di un cane.
Vi ascolto, aveva detto infine.
I tuoi genitori non ci sono pi, si era deciso
a rivelare il sacerdote, artigliandogli una
spalla ossuta.
Leo si era scrollato dalla sua presa. Il pulviscolo
dorato era diventato opaco, le voci dei
compagni si erano spente e lui aveva respirato
odore di polvere, di ceri accesi, di incenso.
Intendete che sono morti? aveva domandato
in un soffio.
Insieme, nello stesso istante, aveva confermato
don Giuseppe.
Sulle labbra del ragazzino si era disegnato
un sorriso incredulo perch la notizia terribile
andava oltre la sua capacit di comprensione.
Quella notte aveva dormito dai nonni e, il
mattino dopo, erano arrivati da Milano la zia
Rosaria e lo zio Nino.
La zia Rosaria era la sorella minore della
sua mamma. Si era sposata da poco con un
calabrese arcigno e supponente. Dopo i funerali,
c'era stato un incontro con tutti i parenti.
Leo era stato allontanato con gli altri bambini,
mentre in casa si consumavano discussioni e
bibite fresche. Alla fine, la zia Rosaria era comparsa
sull'uscio con il marito per annunciargli:
Allora  deciso: tu vieni a Milano con noi.
Un giorno i suoi genitori erano stati sepolti
nel cimitero del paese ed il giorno dopo Leo saliva
su un treno con due zii che conosceva appena
e che lo conducevano via con loro, lontano
lontano, verso la grande capitale del Nord di
cui tanto si favoleggiava: Milano.
La zia Rosaria e lo zio Nino Chirico vivevano
in un casermone di un brutto quartiere
periferico, dove i palazzi erano alveari stipati
di gente, le strade tutte uguali e l'orizzonte era
disegnato da una teoria di fabbriche.
Ogni mattina, la zia prendeva la metropolitana
per andare a servizio in alcune case del
centro e lo zio montava su un furgone e girava
per cantieri e discariche a fare incetta di ferri
vecchi che rivendeva ad un rottamatore. Leo lo
accompagnava per aiutarlo. Nelle discariche,
trovava spesso libri, riviste, quaderni di scuola,
che raccoglieva e portava a casa.
Era estate. Leo, cresciuto in montagna tra
il verde dei campi, subiva come un insulto il
caldo devastante dell'appartamento minuscolo
dove si sentiva un estraneo. Avrebbe voluto
scendere sulla strada, che brulicava di ragazzini,
ma la zia non glielo consentiva.
Quelli sono figli di carcerati, spacciatori,
puttane. Da loro puoi soltanto imparare a diventare
un delinquente, gli diceva.
Effettivamente la polizia pattugliava spesso
il quartiere e le sirene delle gazzelle e delle ambulanze,
i controlli e le perquisizioni non erano
un fatto eccezionale. Era davvero un insediamento
rumoroso, se paragonato alla quiete del
suo paese. Leo non sapeva come sfogare la vivacit
e la voglia di giocare. Per fortuna aveva
scoperto il piacere di leggere e la sera, dopo
aver aiutato la zia a rigovernare la cucina, apriva
la poltrona-letto, vi si distendeva e si immergeva
nelle pagine che gli offrivano argomenti di
ogni genere: dalle regole della grammatica italiana,
alle guerre della Roma antica, a romanzi
dalle copertine bellissime con titoli misteriosi:
La regina degli abissi, Il figlio segreto, Le notti
del desiderio. Erano storie d'amore che gli piacevano
e capitava che le leggesse anche la zia
Rosaria, mentre lo zio guardava le partite di
calcio in televisione.
Nino Chirico non era cattivo, ma gli faceva
cadere ogni cosa dall'alto, si lamentava per
le troppe spese e non c'era verso di scucirgli
una lira pi del necessario. La zia, invece, era
sempre allegra. Sapeva, perch glielo avevano
diagnosticato in ospedale, che non avrebbe mai
potuto avere bambini, e considerava Leo come
figlio suo. Le dispiacevano la malinconia e la
solitudine che a tratti leggeva negli occhi del
nipotino il quale non aveva versato una sola
lacrima per la morte dei genitori anche se, lei
lo sentiva, gli mancavano.
Quando, a quattordici anni, aveva concluso
la scuola media, lo zio aveva deciso: Adesso
sei grande e devi andare a lavorare. Finora ti
abbiamo mantenuto noi, ma  arrivato il momento
che tu contribuisca alle spese.
Sua moglie aveva protestato. Il ragazzo 
portato per gli studi. I professori mi hanno detto
un gran bene di lui. Con qualche sacrificio,
si potrebbe...
Suo marito non aveva voluto sentire ragioni.
Da sempre risparmiava per avviare un'attivit
pi redditizia e non voleva saperne di pagare
gli studi al nipote acquisito.
I due avevano litigato per questo, la zia
aveva addirittura pianto, ma alla fine l'aveva
spuntata lo zio.
Leo era andato a lavorare in un garage con
officina annessa, ottenendo dallo zio il permesso
di iscriversi a una scuola serale. Poco prima
di dare la maturit, a diciannove anni, aveva
incontrato Alberta.

Giorno dopo giorno, Leo si era aperto con
lei e, finalmente, aveva pianto la morte dei genitori.
C'erano voluti dieci anni, e l'incontro
con la donna della sua vita, perch le lacrime
sgorgassero come un torrente in piena.
A lei aveva rivelato tutto: la sua solitudine
di bambino orfano, il pudore di chiedere ai parenti
qualcosa oltre il necessario, la frustrazione
di sentirsi inferiore persino ai compagni di
scuola, lavoratori come lui, ma meno soli.
Leo aveva sfiorato le corde della tenerezza e
della passione che Alberta non sapeva di possedere
ed era stata lei a incoraggiarlo a studiare,
mentre lo zio Nino borbottava: Studia e
vedrai a che cosa ti serviranno i libri. Soltanto
a creare un disoccupato in pi. Per fortuna ci
sono io e, dopo che avr una bottega avviata,
lavorerai con me. Quando sar vecchio, l'attivit
passer a te.
A Leo la bottega non interessava. Lui voleva
essere uno di quegli uomini di successo che
parcheggiavano le grosse cilindrate nei garage
del centro, sempre ben vestiti, con in mano la
cartella di pelle. Voleva occupare un posto importante
in una grande azienda e viaggiare in
tutto il mondo.
Alberta lo capiva e lo esortava: Dacci dentro,
perch puoi farcela e io ti sosterr
sempre.
Quel ragazzo bellissimo e intelligente, che le
raccontava i suoi sogni, la colmava d'amore e
la stordiva di parole, che riusciva persino a farla
sorridere nei momenti pi accesi della loro
passione, era il suo tesoro e lei si sentiva finalmente
appagata e sicura di s.
La prima volta in cui si erano amati erano
in un alberghetto di campagna nel Pavese, dove
si udivano ronzare gli insetti e gracidare le
rane. Quel giorno, distesi nello stesso letto che
profumava di lavanda, Leo le aveva sussurrato
le pi belle parole d'amore che una donna potesse
sentirsi dire. E non aveva ancora smesso
di farlo.

Alberta si domand se suo marito ripeteva
quelle stesse parole alla bionda avvolta nel
visone. E non solo. Si chiese anche se quelle
parole, che la facevano sorridere e la lusingavano,
gli venissero dal cuore o fossero soltanto
una pessima recita, perch a questo punto
aveva il dubbio di non conoscere affatto l'uomo
che aveva sposato. Chi era Leo Croce? Era
quell'amore di marito che la corteggiava da
tempo immemorabile o era quel seduttore dal
sorriso intrigante che aveva visto al ristorante
con la bionda?
Tesoro, c' della mozzarella fresca. Ti preparo
una caprese?  ora di cena, disse lui,
ignaro dei pensieri burrascosi di Alberta.
Non ho fame. E voglio crogiolarmi nel letto
ancora un po', rispose lei, perch aveva bisogno
di riflettere.
E cominci a porsi una serie di quesiti, primo
fra tutti: Chi  la bionda? E poi: Da
quanto tempo dura questa storia, ammesso che
ci sia una storia? E infine: Come ho potuto
non accorgermi che frequentava altre donne?
La risposta all'ultimo quesito era la pi semplice:
non se n'era accorta perch si fidava di
suo marito come di se stessa. Se Leo le telefonava
per avvisarla che sarebbe rincasato molto
tardi, lei non indagava, perch era evidente
che stava lavorando. Quando erano insieme
e magari il cellulare squillava, lui si eclissava
subito in un'altra stanza, ma lei sapeva che si
isolava per non essere disturbato dal frastuono
dell'aspirapolvere o dallo scroscio dell'acqua
nel lavandino o dal fracasso delle pentole
che andava impilando nei cassetti. Leo portava
spesso dall'ufficio il lavoro che poi svolgeva a
casa in silenzio, quando lei dormiva, ma lasciava
fuori dalla porta i problemi che lo assillavano.
Su questi era molto riservato.
E quando viaggiava, era solo o aveva compagnia?
Non se lo era mai chiesto. Sapeva soltanto
che, dovunque andasse, tornava sempre con
un regalo per lei. Erano piccole cose, ma scelte
con cura: una collana di cristallo dalla Boemia,
un gingillo di porcellana dall'Ungheria, un kilt
scozzese dall'Inghilterra, una stampa antica da
Parigi scovata al mercato delle pulci.
Non c'era mai stata una discussione spiacevole
tra loro. Leo era un tesoro: ogni donna
avrebbe voluto un marito come lui, invece
era toccato a lei, che lo aveva costruito pezzo
per pezzo e, alla fine, il risultato era stato fantastico.
Nelle sere d'inverno, qualche volta si
mettevano davanti al caminetto acceso. Leo si
accucciava ai suoi piedi, le posava la testa in
grembo e lei gli parlava dolcemente arruffandogli
i capelli. Leo mugolava come un cucciolo
e Alberta si gonfiava di orgoglio e di felicit.
Quale donna avrebbe potuto immaginare che
un marito cos avesse una doppia vita?
Il secondo quesito - da quanto tempo Leo la
tradiva, ammesso che la tradisse? - non aveva
risposta. La bionda poteva essere soltanto l'ultima
di una lunga serie. Non aveva dubbi sul
fatto che lui le volesse sinceramente bene. Ma
da qui a essere innamorati, ce ne passa. Lei era
ancora innamorata, lui forse fingeva di esserlo.
Certamente aveva trovato in lei una specie
di moglie-madre che suppliva tardivamente al
ruolo della mamma di cui la sorte l'aveva
privato.
Leo era giovane, bello e intraprendente e
lei era stata una sciocca a non immaginare che
potesse sentirsi attratto da donne altrettanto
giovani, belle e disinibite. Era sicura che a
vent'anni non la tradiva e nemmeno pi avanti,
quando aveva cominciato a lavorare alla Kontr.
Era totalmente assorbito dai suoi obiettivi
e non aveva il tempo n la voglia di cercare
distrazioni. A trent'anni, Leo si guardava continuamente
alle spalle per non essere scalzato
dalla sua posizione ed era concentrato sul traguardo
successivo.
Tre anni prima era diventato direttore marketing
per l'Italia.
Questo  il massimo, le aveva spiegato.
Sopra di me c' l'amministratore delegato,
che, ovviamente,  un tedesco nominato dalla
casa madre. Io non sar mai amministratore
delegato, perch non conosco la lingua.
Mettiti a studiare il tedesco, allora. Tutto
pu accadere, lo aveva spronato lei.
Leo si era iscritto a un corso serale, ma dopo
pochi mesi aveva rinunciato.
Non ce la faccio. Mi sbattono di qua e di
l come una trottola, mi manca il tempo per
studiare e frequentare le lezioni. Oltretutto sto
togliendo ore preziose a noi due. Gi adesso
stiamo insieme troppo poco. Tu, piuttosto,
potresti tornare all'universit. Molla il tuo lavoro
e laureati, le aveva detto.
Non ne ho pi la voglia. Alla mia et,
anche se mi laureassi, sarei esclusa da tutti i
concorsi. E poi mi piace lavorare tra le sete ed i
pizzi. Mi diverte intrattenere le clienti pi difficili,
ascoltare le loro storie che non sono mai
noiose. Quel negozio  una terrazza panoramica
sui vizi e le virt del nostro tempo. Magari
un giorno potrei scrivere un saggio, o un romanzo,
su quello che vedo e che sento, aveva
risposto lei.
Forse Leo aveva cominciato a tradirla quando
si era sentito ben saldo sulla poltrona di
direttore marketing e aveva deciso che quello
era il tetto delle sue ambizioni. Solo allora aveva
cominciato a guardarsi intorno e a rendersi
conto di essere un maschio molto appetibile.
Ricord che un anno prima, in autunno,
aveva avuto un breve ripensamento riguardo
alla sua carriera. Tornando da una riunione
a Berlino le aveva annunciato: L'anno prossimo,
l'attuale amministratore delegato lascia
l'incarico per limiti d'et. Pare che ci siano tre
candidati alla successione ed un uccellino mi ha
sussurrato che io sono tra questi.
Ma il tuo tedesco  penoso e molto limitato,
aveva obiettato lei.
Appunto. Non mi nomineranno. Francamente,
poi, non ci tengo proprio, aveva tagliato
corto lui.
Ora ipotizz che Leo avesse rinunciato con
tanta leggerezza perch forse aveva qualche altra
distrazione.
Poich la stanchezza era passata, si alz, and
in bagno e si fece una doccia. Indoss un
pigiama di flanella di cotone, si avvolse in una
morbida vestaglia e dischiuse la porta della sala
da pranzo che faceva tutt'uno con il salotto.
Leo aveva acceso il caminetto e sedeva a tavola
gustando le lasagne che lei aveva cucinato
il giorno prima. Sul tavolo, accanto al piatto,
c'era un libro corposo che stava sfogliando con
aria concentrata. Erano settimane che non si
separava da quel volume. Ora ricord di averlo
scorto anche quel mezzogiorno, sul tavolo del
ristorante.
Era un manuale fitto di diagrammi e tabelle
numeriche che Leo sembrava studiare con molto
interesse.
Spalanc la porta ed entr nel salone rischiarato
da lampade a stelo che diffondevano
una luce calda.
Leo le and incontro pulendosi la bocca con
un tovagliolo di carta.
Ciao, tesoro, l'accolse sorridendole. E
soggiunse: Mi sentivo molto solo senza la mia
topolina.
Le circond le spalle con un braccio e la guid
verso il divano, davanti al caminetto.
Va meglio? domand sollecito, coprendole
le ginocchia con un plaid di lana.
Alberta annu.
Allora, vuoi mangiare qualcosa? Se non ti
va la caprese, posso farti una pastina in brodo,
le propose.
Guardalo, com' premuroso! Che si senta
in colpa? Forse sta semplicemente recitando il
ruolo, consolidato negli anni, del marito che
mi colma di attenzioni. Chi lo sa? Io non lo
conosco pi, ragion tra s.
Grazie, ma non voglio niente, rispose,
con voce neutra.
Tu ti dai da fare per me da una vita. Per
una volta, lascia che sia io a curarti un po'. Sei
cos pallida e stanca... sussurr lui.
Si mise alle sue spalle e le pos le mani sulla
fronte, attirando la sua testa contro il proprio
bacino con una lieve pressione. Lei si abbandon
a quella presa dolce e benefica. Sulla nuca
sentiva il calore del ventre di suo marito. Era
sul punto di domandargli a bruciapelo: Con
chi te la fai? Lui avrebbe finto di cadere dalle
nuvole e quando lei gli avesse raccontato di
averlo pizzicato mentre pranzava e amoreggiava
con una bionda in visone, avrebbe giurato
e spergiurato che non era vero niente, oppure
avrebbe detto che la bionda era una cliente e
quello era un pranzo di lavoro. Allora Alberta
sarebbe stata tentata di schiaffeggiarlo. Lui,
ormai con le spalle al muro, si sarebbe difeso e,
forse, le avrebbe restituito le sberle.
No, non si sarebbe abbassata a tanto. Per
non poteva tollerare pi a lungo una situazione
di stallo. In quel momento ebbe un'idea
folgorante.
Mangerei volentieri un gelato, disse.
Ne abbiamo nel freezer? domand Leo.
Mi sa di no. Comunque controlla.
Freezer vuoto, annunci Leo, dopo
l'ispezione.
Allora... non fa niente, sussurr con aria
rassegnata.
S che fa. Vado di corsa a comperare...
quanto? Mezzo chilo? Un chilo  meglio.
Fragola e limone, i gusti che ti piacciono.

Ormai era nell'ingresso e si stava gi infilando
il piumino. Appena la porta si richiuse, lei
agguant il cellulare del marito, in carica sulla
credenza che separava la zona pranzo dal salotto.
Selezion l'icona dei messaggi ricevuti. Il
primo risaliva alle undici e venti di quella mattina.
Il mittente era una certa Sarah. Lo apr e
lesse: Sono libera dalle 13 alle 15,30. Pi di
2 ore solamente per noi. Mangiamo insieme al
solito posto, prima di salire da me.
Eccola l, la biondazza! Si chiamava Sarah.
Verme! sibil, mentre il cuore le esplodeva
nel petto. Subito dopo, con la mano che tremava,
fece scorrere i messaggini inviati e trov
la risposta di Leo: Affare fatto. Un pranzo veloce
e, dopo, due ore di sfinimento. Giuro che
rimarrai senza fiato.
L'umiliazione la sopraffece ed esplosero le
lacrime. Ora capiva perch da tanto tempo non
faceva l'amore con lei.
La puttana lo prosciuga... constat a fior
di labbra, mentre il dolore la attanagliava.
A quel punto le torn in mente la previsione
realistica di suo padre che, tanti anni prima,
l'aveva avvisata: Se, e quando, sar arrivato
al traguardo, ti dar un calcio nel sedere e buonanotte
ai suonatori. E immagin il giorno in
cui Leo le avrebbe dato il benservito per mettersi
definitivamente con la bionda.
Si asciug le lacrime e fu assalita da una collera
furibonda, pi contro se stessa che contro
il marito. Cap che, per diciotto anni, aveva
visto solamente quello che voleva vedere e creduto
in ci che voleva credere per appagare il
suo bisogno di sentirsi amata e sicura di s. La
realt, invece, smentiva senza equivoci il suo
bel sogno d'amore. Tempest di pugni il bracciolo
del divano, mentre ripeteva: Sono stata
una stupida. La mia favola bella  finita nella
solita squallida storia di corna e di bugie. Ora
doveva prenderne atto e agire di conseguenza.
Le discussioni, i pianti, le lacrime non avrebbero
risolto il problema. Quasi senza accorgersene,
allo scompiglio delle emozioni si sostitu
una calma glaciale. Cos com'era stata determinata
nel dedicargli tutta se stessa, con altrettanta
determinazione avrebbe pianificato il distacco
dal marito.

Proprio in quel momento Leo irruppe nel
soggiorno come una folata di vento gioioso.
Gelato alla fragola e limone per la mia Alberta!
esclam posando sulla credenza,
accanto al cellulare, il contenitore di polistirolo
sigillato. Le diede un bacio veloce sui capelli
e schizz in cucina a preparare le coppette ed i
cucchiaini.
 felice come una pasqua, pens Alberta. E
quale uomo non lo sarebbe dopo due ore trascorse
a letto con l'amante?  probabile che
non pensi nemmeno di lasciarmi. Perch dovrebbe
rinunciare a una moglie che si preoccupa
di facilitargli la vita, che lo ama ciecamente
e non dubita di lui? Qua ci sono io, altrove ha
il suo parco giochi. Questa  la massima aspirazione
del maschio latino. Ma non ha fatto i
conti con la mia dignit offesa.
Mentre Leo armeggiava in cucina, sent il bisogno
di sfogarsi con la mamma e raccontarle
tutta la sua amarezza.
Ma le torn in mente un giorno di qualche
anno prima, quando i suoi genitori erano venuti
a vedere l'attico appena acquistato. Sua madre
aveva sgranato gli occhi di fronte al palazzo
signorile con giardino condominiale ed all'appartamento
con salone, tre stanze, due bagni,
ampia cucina, grande terrazzo fiorito e due ingressi,
quello padronale e quello di servizio.
Hai avuto ragione tu, le aveva sussurrato,
mentre lei sorrideva orgogliosa per aver puntato
sul cavallo vincente.
Adesso poteva forse darle un dolore? Povera
mamma! Avrebbe preso su di s la sofferenza
della sua bambina e, probabilmente, con il
buon senso delle donne di una volta, le avrebbe
consigliato: Fa' finta di niente. Sii paziente ed
intelligente. Il marito che prende una sbandata
non  una novit. Gli passer. Gli uomini,
si sa, sono dei farfalloni, svolazzano ubriachi
intorno alla lampada rischiando di bruciarsi.
Qualcuno, effettivamente, si brucia. Ma non
Leo.  troppo attaccato a te per rischiare di
perderti. Certo che se gli avessi dato un figlio...
senza contare che io avrei avuto un nipotino. I
figli sistemano tante cose. Dai tempo al tempo
e vedrai che tutto si aggiusta.
Queste parole l'avrebbero fatta infuriare ancora
di pi. Conosceva pi di una donna che
aveva creduto di aggiustare la situazione con
un figlio e invece aveva solamente affrettato lo
sfascio.
Quanto alla sterilit del loro matrimonio,
c'era da dire che sia lei sia Leo ne avevano discusso
e concluso che stavano bene cos, da soli.
Si dicevano che i figli non basta farli, dopo
c' la seccatura di crescerli. Era inutile cercare
un confronto con sua madre.
Di nuovo, si profil la visione della bionda.
Da dov'era spuntata? Non poteva essere una
dipendente della Kontr. Leo teneva troppo alla
sua posizione nell'azienda per metterla a repentaglio
con una relazione clandestina. A differenza
degli italiani, che sulle questioni di sesso
erano molto tolleranti, i tedeschi non avrebbero
gradito la trasgressione. Dunque, bisognava
cercare l'amante fuori dall'azienda. Dove? Le
venne in mente la palestra.

La Kontr aveva un accordo con un lussuoso
centro sportivo in piazza Diaz. Leo ci andava
la sera dopo l'ufficio, un paio di volte la settimana.
Aveva anche insistito, nei primi tempi,
perch lei lo accompagnasse. Alberta lo aveva
accontentato, ma non aveva resistito a lungo.
L dentro c'erano troppe donne fantastiche
davanti alle quali avvertiva tutta la sua inadeguatezza.
Suo marito non le notava, lei s. Ma
adesso riflett che forse le vedeva benissimo e
appena lei si era chiamata fuori, lasciandogli
campo libero, si era imbarcato con una di quelle.
Il tipo lo conosceva. Erano donne che frequentavano
le palestre per rimorchiare qualche
maschio, indossando tute griffate, ostentando
seni rifatti, griffati anche quelli, e labbra a canotto,
sul punto di scoppiare.
Intanto, ignaro dei suoi tormenti, Leo si era
seduto di fronte a lei e, insieme, cominciarono
a gustare il gelato nelle orribili coppette di
porcellana blu e oro, dono di nozze della zia
Rosaria, che ora lavorava nella bottega di ferramenta
acquistata dallo zio Nino. Il negozio
funzionava bene e tuttavia lo zio non smetteva
di spaccare il soldo in quattro, lamentandosi
per le tasse esorbitanti e dichiarando che, alla
sua morte, tutto sarebbe passato a Leo.
Se la tua grande multinazionale chiude, tu
come rimani? La mia bottega, allora, potrebbe
farti comodo, diceva. E aveva risparmiato anche
sul dono di nozze.
Com' andata la tua giornata? si decise a
chiedere Alberta.
Come tutte le altre. Niente di eccitante,
rispose Leo, lanciandole un'occhiata preoccupata.
E soggiunse: Mi sembra che tu stia
meglio, per non capisco il tuo malessere. Sei
andata in giro, oggi? Hai preso freddo?
Ero passata dal negozio in corso di Porta
Romana a sostituire le tue scarpe e... a proposito,
le ho perse, rispose impassibile.
C'ero anch'io in corso di Porta Romana.
Avrei potuto cambiarle io e non le avrei perse...
con quello che costano.
Che cosa ci facevi in Porta Romana?
domand lei a bruciapelo.
Lavoro, rispose Leo dopo un istante di
esitazione, con una improntitudine da schiaffi.
Alberta ebbe voglia di urlare, di riempirlo di
insulti, di sbugiardarlo e le cost molta fatica
controllarsi.
Lo sai che sei strana, stasera? Io ti parlo,
mi preoccupo per te, ma tu non sei qui, sei lontana
anni luce. Che cosa ti succede, tesoro? la
incalz, scrutandola con apprensione.
Alberta pens che solamente un grande
professionista della menzogna poteva assumere le
sembianze del marito ansioso mentre si portava
ancora addosso l'odore del tradimento recente.
Si impose di restare calma, di dimenticare i
messaggini letti sul cellulare, di fngere che tutto
fosse come sempre.
Dammi il tempo di riprendermi, rispose,
guardandolo nei bellissimi occhi azzurri.
Tesoro, tu hai bisogno di riposare. Io sono
un egoista, ti lascio sola a risolvere tutti i problemi
e le seccature di casa e, alla fine, basta
un colpo di freddo e crolli. Ti prometto che, in
montagna, farai una vacanza di tutto riposo,
disse ed allung una mano ad accarezzarle una
spalla.
Com'era bello e desiderabile quell'impostore
che lei stava cominciando a conoscere
solo ora.
Se negli ultimi diciotto anni non lo avesse
visto, giorno dopo giorno, crescere come una
pianta rigogliosa e solida, ma lo avesse incontrato
adesso, si sarebbe fiondata dalla sua amica
Tatiana a farsi agghindare perch lui la trovasse
irresistibile.

Tatiana era una cinquantenne esperta di
trucco e parrucco che lavorava negli studi
della Rai a Milano. Alberta l'aveva conosciuta
qualche anno prima, quando Marta Piccini
l'aveva mandata alla sede di corso Sempione
con alcuni preziosi capi di lingerie per una sfilata
televisiva di moda intima.
La truccatrice aveva capito il valore di quella
biancheria e si era preoccupata che le modelle,
spesso incuranti dei capi indossati, non
combinassero guai. In quell'occasione, le due
si erano incontrate e subito intese.
In sguito, Tatiana era andata nel negozio
di via Montenapoleone sperando, poich era il
periodo dei saldi, di fare incetta di biancheria
raffinata a prezzi vantaggiosi. I capi di Marta
Piccini erano sempre gli stessi, classici e intramontabili.
Alcuni finivano dimenticati in fondo
agli scaffali. Alberta li acquistava per s e per
le amiche a prezzi irrisori e riserv a Tatiana,
che aveva un debole per la biancheria di seta,
lo stesso trattamento. L'altra gliene fu grata e,
dopo la prima scintilla di simpatia, era nata tra
loro l'amicizia.
Una domenica, erano andate al cinema a vedere
un film con Monica Bellucci e, all'uscita,
poich Alberta era sola, Tatiana l'aveva invitata
a mangiare a casa sua.
Durante la cena, commentando il film,
Alberta aveva espresso un rammarico: Per una
volta nella vita mi piacerebbe sapere che cosa si
prova ad essere bella come la Bellucci. E aveva
soggiunto amaramente: C' chi nasce bella e
chi no. Io sar sempre una che passa
inosservata.
Allora l'amica l'aveva convinta a lasciarsi
truccare, pettinare e vestire da lei.
Quando avr terminato il lavoro su di te,
voglio che tu veda come potresti essere, le
aveva detto. Nessuno ti nota, perch tu fai
di tutto per scomparire. In realt hai una bella
faccia e un fisico notevole. Valorizza i doni che
la tua mamma e il buon Dio ti hanno dato. Se
ti lasci sistemare un po' te lo dimostro, aveva
insistito Tatiana.
Mentre la truccava e la pettinava, le raccontava
di tante star della televisione che passavano
per essere bellissime.
Le vedessi quando si presentano al trucco!
Sono un vero disastro, soprattutto quelle piene
di botox e filler. Hanno una pelle devastata,
capelli sfibrati, cellulite dappertutto, ma dopo
che si sono vestite e truccate a dovere, bucano
lo schermo.
Rassegnata, Alberta l'aveva lasciata fare,
convinta comunque che dai pennelli e dai colori
di Tatiana non sarebbe uscito niente di
apprezzabile. Si era lasciata sistemare anche i
capelli, che l'amica definiva quattro spinaci color
pantegana, accettando perfino di infilarsi in
un abito in raso di seta verde smeraldo, piuttosto
scollato e molto aderente. Dopo quasi due
ore, che le erano sembrate un'eternit, Tatiana
aveva annunciato: Adesso puoi guardarti allo
specchio.
Alberta ci aveva messo qualche secondo a
realizzare che la donna riflessa di fronte a s
era lei.
Allora? l'aveva sollecitata l'amica, fiera
del lavoro compiuto.
Ma questa qui sono proprio io? aveva
sussurrato incredula.
Sei tu nel momento in cui ti sei presa il disturbo
di curarti un po', le aveva risposto
Tatiana.
Sembrava una modella. L'abito sottolineava
un corpo perfetto, i tacchi vertiginosi esaltavano
le gambe bellissime, l'acconciatura, raccolta
ad arte sulla nuca, lasciava sfuggire minuscole
ciocche accattivanti e il viso era quello di una
ragazza. All'improvviso, gli occhi erano diventati
immensi e languidi, le labbra sembravano
dire baciami, gli zigomi rosati accentuavano
la linea delicata delle guance ed impreziosivano
il nasino da cammeo.
Se tante donne belle e famose ti vedessero,
schiatterebbero d'invidia, aveva annuito
Tatiana.
E io dovrei andare in giro cos? aveva
chiesto Alberta, per niente a suo agio dopo
quella trasformazione.
Non te l'ha mica ordinato il dottore. Puoi
continuare a vestirti come una zitella inglese,
a pettinarti come una suffragetta, a mostrare
un viso scialbo e anonimo. Per ricorda di non
incavolarti il giorno in cui tuo marito si lascer
catturare da una che sar come sei tu adesso,
aveva pronosticato l'amica.
 un rischio che non correr mai. Lui mi
ha conosciuta e amata per quella che sono e
non per come potrei essere dopo ore di tortura
cinese. Critichiamo tanto le donne orientali
che si ingabbiano dentro il burka, e non ci
rendiamo conto che le donne occidentali, per
piacere ai maschi, si umiliano molto di pi.
Body-building, chirurgia estetica, tacchi stratosferici,
abiti stretti fino a mozzare il respiro sono
costrizioni vergognose. Noi donne emancipate
siamo schiave dell'uomo tanto quanto le donne
musulmane.  un'oppressione che non accetto,
aveva dichiarato Alberta, affrettandosi a
lavarsi il viso, a spazzolarsi i capelli e a rimettersi
il suo tailleur grigio di buona lana inglese,
pratico e confortevole, perch soltanto cos si
sentiva se stessa. Senza contare che tutti quegli
artifici implicavano uno spreco di tempo e di
energie che lei voleva impiegare diversamente.
Le sue giornate erano frenetiche, dovendo
lavorare in casa e fuori, al punto che proprio in
quei giorni Leo le aveva proposto: Perch non
prendiamo un aiuto? Possiamo permettercelo.
Ma lei si era quasi offesa. Ti pare che le tue
camicie non siano ben stirate? Che la casa non
sia abbastanza ordinata? Che i miei pranzetti
lascino a desiderare? gli aveva chiesto con
aria di sfida.
Mi sembra soltanto che tu stia lavorando
troppo.

Ora, mentre sbirciava di sottecchi il suo bellissimo
marito, Alberta si convinse di essere stata
molto sciocca a non curarsi un po'. Ma non
poteva farsene una colpa, dal momento che lui
aveva sempre giurato di amarla cos com'era.
Tu mi preoccupi, disse Leo, spingendo da
parte la coppa del gelato ormai vuota.
 un problema tuo. Io non sono
preoccupata.
Mi stai osservando in un modo che non mi
convince, spieg lui.
Il traditore comincia ad annusare puzza di
bruciato, pens Alberta.
E le sfugg un sorriso amaro. Non sapeva
ancora che cos'avrebbe detto o fatto l'indomani,
ma sent che doveva assumere un'aria
impenetrabile, per non lasciar trapelare la sua
amarezza.
Cos gli accarezz la mano che lui le tese ed
esclam: Oggi devi aver avuto una giornata
pi massacrante della mia, se arrivi al punto di
vedermi negli occhi qualcosa che non ti convince.
Quindi si alz e, avviandosi verso la camera
da letto, annunci: Stasera non me la sento
di mettere a posto la cucina.
Leo la raggiunse poco dopo, mentre lei fingeva
di leggere un romanzo. Si infil sotto le
coperte, le diede un bacio sulle labbra e le sussurr:
Cerca di riposare e domani stai in casa
al calduccio. Il negozio andr avanti anche
senza di te. Tu, invece, finirai per ammalarti
seriamente se non ti riguardi.
Ci penser, rispose e spense la luce.

Leo prese sonno quasi subito e quando il
suo respiro divenne lento e regolare, Alberta
seppe che si era gi addormentato profondamente.
Allora sgusci fuori dal letto e, a piedi
nudi, torn nel soggiorno.
Il cellulare del marito era ancora l, in carica
sulla credenza. Alberta se ne impossess un'altra
volta e di nuovo sfogli l'elenco dei messaggi.
Quelli in memoria risalivano all'inizio del
mese. Lesse il primo di Sarah: Ieri hai battuto
la fiacca. Hai paura di esaurire le forze? Sei un
leone e domani dovrai dimostrarmelo. Devi lasciarmi
senza fiato.
Suo marito le rispondeva: Mi doveva capitare
proprio una stacanovista come te! Se domani
crollo, sar soltanto colpa tua, comunque
far del mio meglio per essere all'altezza delle
tue aspettative.
Porco! sibil Alberta tra i denti, richiudendo
il cellulare sopraffatta dal disgusto e
dalla collera. Non voleva indagare oltre su
quella che palesemente si rivelava come una
storia di sesso assatanato. Se non altro, i due
non dichiaravano di amarsi, ma quanto al resto...
Leo l'aveva ingannata davvero in tutti i
sensi, perfino a letto.
Lei aveva conosciuto un amante tenero, premuroso,
delicato. Era stato bravo a tenerle ben
nascosto il suo lato focoso e passionale. Forse
il suo erotismo sfrenato si era manifestato
in tempi pi recenti con la bionda in visone e,
probabilmente, con qualche altra venuta prima
di lei. A quel punto immagin lenzuola aggrovigliate,
corpi sudati e frementi, sent mugolii
di piacere, urla soffocate, percep odore di sesso
selvaggio, e infine il ronronnio appagato di
Leo che, come un gatto, si rannicchiava soddisfatto
accanto al corpo dell'amante di turno e
si addormentava. Faceva le fusa anche con lei,
dopo che avevano fatto l'amore, e lei lo accarezzava
sopraffatta dalla tenerezza.
L'uomo che amava non era quello che emergeva
dai messaggini sul cellulare. Suo marito le
aveva mentito su tutti i fronti.
Porco! torn a ripetere, in un sussulto di
puro odio.
Non poteva subire passivamente un affronto
simile. Leo avrebbe pagato a caro prezzo il
tradimento di una vita. Diciotto anni di bugie e
di sfruttamento intensivo della sua dabbenaggine
avevano un costo: la vendetta.
Ma la vendetta  un piatto che si serve freddo
e lei avrebbe pianificato la giusta punizione
con molta calma.
Guard il cielo. Una stellata cos non l'aveva
vista mai. In altri tempi l'avrebbe considerata
di buon auspicio e anche ora, mentre si imponeva
la calma, quella stella cadente in prossimit
del Natale le diede un brivido, perch la
percep come un segno del cielo che descriveva
la parabola della sua storia d'amore: dalle vette
incontaminate del firmamento alla palude
melmosa della menzogna. Come la loro storia
d'amore. In quel momento Alberta smise di
amare Leo. Richiuse sul cielo stellato la tenda
della porta-finestra e apr un cassetto della
credenza in cui erano stipate alla rinfusa le fotografie
di tutta una vita. Trov la busta gialla
che Tatiana le aveva spedito tempo prima, con
le istantanee che aveva voluto scattarle dopo
aver rivoluzionato il suo aspetto. C'era anche
un biglietto, che diceva: Guarda come saresti
favolosa, casomai decidessi di darmi retta.
Alberta alline le foto sul tavolo e le osserv
a lungo mentre si domandava se non fosse arrivato
il momento di presentarsi al mondo nello
splendore del technicolor. In fondo non ci voleva
molto per trasformarla in un oggetto del desiderio:
bastavano un trucco sapiente, la pettinatura
giusta e un abito da velina. Si disse che, per presentarsi
cos agli occhi degli altri, le rimaneva
appena una manciata di anni, poi sarebbe scivolata
nel ridicolo. Ma non era una fatica da poco
imporsi quel genere di costrizione. Come contropartita,
forse si sarebbe ripresa quel traditore
di suo marito. Ne valeva la pena? Dopo avergli
dedicato da sempre tutte le sue energie, adesso
doveva pure imporsi la fatica di farsi bella per
lui? Non ci penso proprio, decise. Con Leo aveva
chiuso. Casomai poteva considerare l'idea di
curarsi per dimostrare a se stessa che era una
donna desiderabile, perch non c'era dubbio che
l'Alberta di quelle fotografie era uno schianto,
probabilmente pi appetibile della bionda che
se la intendeva con suo marito. Forse era arrivato
il momento di rifarsi dei lunghi anni di rinunce
e sacrifici, di sottomissione al ruolo di ancella
fedele. Le venne una voglia pazza di prendere a
calci nel sedere il principe regnante. Forza, Alberta,
hai solamente quarant'anni e devi recuperare
il tempo perduto, si disse.
Chiss se la stella cadente era davvero il suo
angelo custode, sceso sulla Terra per aiutarla a
ritrovare il suo orgoglio di donna e a prendersi
la rivincita sull'altro sesso che l'aveva sempre
ignorata!
Ora doveva mantenere la calma e pianificare
con lucidit la vendetta. Di nuovo, rientr nella
camera da letto e scivol accanto al marito
che continuava a dormire come un bambino.

Nonostante le poche ore di sonno, il mattino
seguente Alberta si present al negozio puntuale
come sempre.
Stai bene? le domand subito Gianna.
Va meglio, si limit a replicare lei.
In realt Alberta aveva soltanto voglia di
piangere e raccontare la sua disperazione,
perch a quarant'anni si ritrovava pi sola di
quando ne aveva diciotto e si sarebbe dovuta
abituare presto a una vita nuova, senza il
marito.
Da come ti ho vista ieri, avrei scommesso
che oggi non saresti venuta a lavorare. Quindi
niente influenza, per fortuna. Allora, sei per caso
incinta? le chiese di nuovo.
Gianna, per favore, non dire idiozie,
tagli corto Alberta.
Non ci sarebbe mica niente di strano. Il
mio secondo figlio l'ho avuto giusto alla tua
et, lo sai.
E non eri contenta.
Adesso, per, lo sono, perch i bambini
mi danno tanta gioia. Certo non  facile tirare
avanti con il mio stipendio e la cassa integrazione
di mio marito. Se non fosse per l'aiuto
dei nostri vecchi, saremmo alla canna del gas.
Chiacchieravano mentre rinnovavano i capi
esposti nelle vetrine, vaporizzavano nell'aria
un'essenza alla lavanda e sostituivano i fiori
appassiti con altri appena arrivati dalla bottega
di Margherita in via Brisa.
Gianna rabbocc di bonbon al cioccolato
le coppette di porcellana a disposizione della
clientela, Alberta accese la macchina dell'espresso
e prepar i primi due caff della giornata,
uno per Gianna e l'altro per s, con una
deliziosa miscela alla vaniglia. Mancavano pochissimi
giorni a Natale e si prevedeva un buon
afflusso di clienti dell'ultimo minuto.

In novembre la proprietaria, che gi a primavera
aveva iniziato a lamentarsi, aveva pronosticato
che l'anno si sarebbe chiuso con un
sei per cento in meno rispetto al precedente.
Con la crisi che morde alla gola, anche le nostre
clienti storiche fingono di subirla e spendono
meno.
Diceva la verit, ma non considerava che da
mesi andavano a ruba le pianelle in raso di seta
e gli accappatoi di ciniglia, articoli con prezzi
abbordabili e un margine di guadagno notevole.
Poi c'era il Natale, che avrebbe consentito
di recuperare quella lieve flessione, e non bisognava
trascurare i turisti danarosi.
Sui turisti non dobbiamo contare, perch
vanno e vengono. Gli arabi e i russi stanno
sparendo, stendiamo un velo pietoso sui poveri
giapponesi dopo lo tsunami e il disastro
nucleare. Adesso abbiamo i ricchi cinesi, tra
qualche anno avremo i facoltosi indiani. Certo
che ci aiutano a restare a galla, per che malinconia!
Mia madre si era fatta un nome confezionando
i corredi per personaggi famosi come
Farah Diba, la principessa Margaret e Jacqueline
Kennedy. Ma io dubito che questa Kate
che ha sposato il principe William sappia che
esiste il marchio Piccini, tra i pi prestigiosi del
mondo. La nostra risorsa  la clientela italiana.
Ho qualche difficolt anche su Roma e Firenze.
Dobbiamo resistere, ragazze, aveva concluso
con amarezza appena qualche settimana prima.
Se va avanti in questo modo, i miei figli
erediteranno soltanto debiti.
Marta Piccini era fatta cos: bastava un niente
per scatenare il suo pessimismo. Una volta al
mese partiva dalla villa nel Chianti, al centro
di un borgo rinascimentale che ospitava anche
i laboratori della sua produzione, per fare il giro
delle boutique di Roma, Firenze, Milano e
Verona. Ne aveva una anche a New York, ma
di quella se ne occupavano le figlie. Piombava
nei negozi, verificava i conti e poi se ne andava,
lasciando il personale con i presagi pi cupi.
Quella mattina si present verso mezzogiorno
annunciando: Ho pranzato con uno che
sta al ministero delle Finanze. Le previsioni per
l'anno prossimo sono catastrofiche. Per fortuna
la disgrazia non ci toccher...
Ho sentito bene? bisbigli Gianna,
stupita.
 di buon umore, conferm Alberta, mentre
la padrona si rintanava nel retro, a controllare
i registri di carico e scarico. In negozio c'erano
alcune clienti occasionali che palpeggiavano
le sete e si informavano sui prezzi. Poi finirono
per acquistare diverse paia di ciabattine da regalare
per Natale.
Quando il negozio si vuot, le due commesse
passarono nel retro. La signora Piccini le vide
comparire e cinguett: Come vi dicevo, per
l'anno venturo possiamo stare tranquille.
Dalla solita pasticceria erano arrivati un
plateau di tartine al salmone e caviale, un panettone
ed una bottiglia di brut F.lli Berlucchi
nel secchiello del ghiaccio.
 per augurarvi buone feste, annunci la
padrona con un sorriso che le andava da un
orecchio all'altro. So bene che tuo marito  un
cassintegrato e che hai due figli da crescere,
soggiunse rivolgendosi a Gianna e le mise in
mano una busta chiusa. Per ora e, anche per
l'anno prossimo, il tuo stipendio  assicurato
e questa  la tredicesima con una bella gratifica.
Poi si gir verso Alberta: Tu non sei con
l'acqua alla gola, ma lo stesso riconoscimento
vale anche per te, disse, invitandola a sedersi,
mentre lei stappava lo spumante.
Gianna, che aveva quasi le lacrime agli occhi,
domand: Che cos' successo, signora?
Pare che questo autunno voi due abbiate
accolto molto bene una signora francese di
passaggio che  rimasta colpita non solo dalla
raffinatezza dei nostri capi, ma anche dalla
vostra cortesia e professionalit. Non potevate
sapere che era la prima moglie del sultano del
Bahrein. La signora ha preso contatto con i nostri
uffici e, ieri,  arrivato un ordinativo strabiliante.
L'uomo ha altre due mogli e otto figlie
femmine. Dobbiamo rifornirle di biancheria
per il giorno e la notte. Trenta pezzi di corredo
intimo per ognuna di loro. Abbiamo assicurato
il lavoro alle nostre biancheriste ed alle ricamatrici
per almeno un anno. Devo dire grazie a
voi due, spieg, tutta felice e soddisfatta.
Gianna e Alberta sapevano che quell'ordinativo
per centinaia di migliaia di euro era destinato
a portarne altri, perch anche le donne
che fanno parte di un harem non sono diverse
dalle altre. Avrebbero parlato, mostrato la lingerie
di Marta Piccini alle amiche e sarebbero
piovute nuove richieste. Se le clienti straniere
non le gratificavano, erano tuttavia preziose in
questo momento di crisi.
Marta Piccini brind con loro e ripart per
la sua casa in Toscana, lasciando intatto il raffinato
rinfresco.
Perch non ti porti tutto a casa? propose
Alberta alla collega, mentre tutt'e due addentavano
una tartina al caviale. C' da sfamare
un esercito e il panettone se lo spazzoleranno i
tuoi bambini.
Gianna, che aveva aperto la sua busta e
guardato la consistenza della gratifica, si
commosse.
Era davvero con l'acqua alla gola, perch il
Natale, per la sua come per tante altre famiglie,
era una calamit. Tutti si aspettavano un regalo
e lei non avrebbe saputo come pagare la rata
del mutuo per la casa che scadeva a fine anno.
La somma generosa che la padrona le aveva
riconosciuto le era sembrata un salvagente che,
all'improvviso, la liberava dall'incubo di trovare
i soldi.
Ma tu te la ricordi questa cliente francese?
domand ad Alberta.
Ne abbiamo servite pi di una, in autunno,
rispose lei.
Be', una di queste faceva parte di un harem!
Da non credere. Ricca fin che vuoi, ma
schiava, costretta a dividere il marito con altre
donne. Non cambierei la mia miseria con i suoi
soldi, sostenne Gianna.
Alberta scosse il capo e, con aria funerea,
sussurr: Quelle, almeno, sposandosi sanno
che cosa le aspetta:  tutto alla luce del sole.
Noi, invece, rischiamo di far parte di un harem
senza saperlo. Francamente, mi sembra
peggio. Bevve un altro sorso di champagne e
sbott: Mio marito mi tradisce.
Chi, Leo? si stup Gianna.
Chi altri? Ho un marito solo.
Non dire sciocchezze. Quello vive solamente
per te! si accalor l'amica.
Lo credevo anch'io.
Che scoppola! Ma sei sicura?
Alberta si limit ad annuire.
Come lo hai saputo?
Dal suo cellulare. Ho letto i messaggini deliranti
tra lui e l'altra.
Non mi dire! Gli uomini, a tutti i livelli,
lasciano sempre dietro di s le tracce delle loro
malefatte. Sono proprio stupidi, ragion la
collega.
Tra loro scese il silenzio, mentre Alberta avvolgeva
nei tovaglioli di carta le tartine avanzate
e le infilava in un sacchetto, perch Gianna
potesse portarsele a casa con il panettone ancora
sigillato.
Be', son cose che cpitano... A volte succede
perfino che siano le mogli a tradire,
mormor Gianna, riordinando il tavolo.
Grazie! Ora che lo so mi sento meglio,
osserv acida Alberta.
Sei proprio arrabbiata, constat Gianna.
E profondamente offesa, soggiunse
Alberta.
Leo sa che tu sai?
Alberta scosse il capo.
Giusto,  meglio far finta di niente, tanto...
prima o poi queste cose passano, ragion
l'amica.
Lo dici perch hai gi vissuto
l'esperienza?
Ti prego, con tutti i problemi che ho, ci
mancherebbero pure le corna! E poi il mio
Gino non sarebbe una tentazione per nessuna
donna. Forse non mi ha mai tradita, perch non
lo hanno mai provocato, mentre il tuo Leo...
 un tipo da rivista patinata, lo so,
sospir Alberta. E soggiunse: Se lui mi avesse
detto: "Alberta, non ti amo pi", oppure "Mi
sono innamorato di un'altra", avrei sofferto,
ma avrei anche potuto capire. Quello che mi
ferisce  la menzogna, perch lui continua a recitare
la parte del marito fedele.
Probabilmente si sente in colpa, forse sta
soffrendo anche lui, ragion Gianna.
Quell'osservazione fece infuriare Alberta.
Tu sei tutta scema! sbott, ricordando i messaggini
indecenti tra Leo e la bionda. Se si
sentisse in colpa, non abbasserebbe con tanta
disinvoltura la lampo dei pantaloni! url.
Gianna conosceva Alberta da troppo tempo
per lasciarsi intimorire dal suo tono furibondo.
Desiderava invece consolarla.
Santo cielo, non so cosa dirti... Mi dispiace...
con i tempi che corrono e gli esempi che
ci vengono dall'alto! Questi uomini che vanno
con le escort con la stessa disinvoltura con cui
vanno a Messa. Nessuno si indigna sul serio,
c' perfino chi applaude. Noi, che siamo persone
semplici, lo troviamo un comportamento
indecente, ma tanti altri no. Chiss, forse pensano
che sia un modo per stare al passo con i tempi.
C'era un tale candore nelle parole della collega
che Alberta riusc a sorridere.
E non pot fare a meno di considerare quanto
il travisamento delle parole stesse modificando
la realt. Dopo la fantasia al potere era
arrivata al potere la menzogna per cui chi era
colpevole di grandi misfatti diventava un semplice
peccatore e, come tale, veniva assolto.
Allora domand: Per essere al passo con
i tempi, come definisci una donna tradita dal
marito?
Una che se l' cercata. Il mondo  pieno di
donne affascinanti, mentre tu non ti valorizzi.
Qui dentro vai benissimo cos, perch non fai
ombra alle clienti, ma con un marito che gira il
mondo e chiss quante belle donne vede, la tua
modestia ti si ritorce contro. Scusami, Alberta,
ma dopo tanti anni che lavoriamo insieme,
adesso devo dirtelo: te la sei proprio cercata,
sbott a sua volta la collega.
Grazie tante! Un briciolo di solidariet non
ti veniva proprio, vero?
Quella ce l'hai, e al tuo posto sarei anch'io
furibonda e offesa. Al tuo posto lo butterei
fuori di casa e mi rifarei una vita. Magari, cercando
di curare un po' di pi il mio aspetto.
Pensaci, perch sei ancora in tempo.
In tempo per che cosa? si domand Alberta.
Paragon la sua vita ad un cumulo di macerie
e non seppe immaginare quanto tempo le sarebbe
servito per ricostruire, pietra su pietra,
un'esistenza nuova. Suonarono alla porta del
negozio.
Me ne occupo io, si offr Gianna, che stava
ripassando il piano del tavolo con un canovaccio
umido.
No, ho bisogno di non pensare. Me la sbrigo
io, disse Alberta.
Usc dalla stanza sul retro e accolse l'avvocato
Pancani che entrava nella bottega con la
grazia di un elefante in una cristalleria.
Sono di corsa, signora Alberta, esord
avanzando con cautela, data la mole, e rischiando
di travolgere un tavolino e due seggioline.
Quindi soggiunse, allungandole un
foglietto spiegazzato: Il solito regalo di Natale
per mia moglie e mia figlia Antonella. Le
taglie le sapete, la mia segretaria ha scritto qui
i modelli e i colori. Mi fa avere i pacchetti allo
studio, per favore? Nel caso le mie donne passassero
di qui, mi raccomando, lei dica che ho
scelto tutto io.
Era la stessa raccomandazione di ogni Natale.
In gennaio, la medesima pantomima si
sarebbe ripetuta con la consorte e la figlia del
Pancani, che venivano a farsi cambiare modelli
e colori, pregando di non farne parola con
l'avvocato.
Dopo aver assolto quel compito ingrato, il
principe del foro milanese trasse un sospiro liberatorio
e schizz fuori come se fosse inseguito
dai lupi.
In quel momento Alberta pens che avrebbe
potuto rivolgersi a lui per chiedere la separazione
da Leo, ma questo significava raccontargli
tutto di s, delle sue insicurezze, dei lunghi
anni di lavoro e sacrifci per facilitare l'affermazione
del marito. Insomma, avrebbe dovuto
mettersi a nudo. E se, nonostante l'apparenza
irreprensibile, il Pancani fosse stato un tipo
bugiardo come Leo? Per la legge non scritta
della solidariet tra maschi traditori, avrebbe
magari provato a dissuaderla da un taglio drastico.
Era pi prudente affidarsi a un avvocato
donna. Ne conosceva un paio che avevano la
fama di essere molto feroci verso i consorti
fedifraghi.

Voglio che Leo rimanga in mutande, per
quello che mi sta facendo, si disse e prov a immaginare
il momento in cui suo marito avrebbe
ricevuto la convocazione dallo studio legale.
Si sarebbe presentato con l'aria della vittima,
dapprima avrebbe finto dolore e smarrimento
e poi negato ogni colpa, facendola passare
per matta.
Le sembrava di sentirlo difendersi: Mi creda,
avvocato, io sono innocente. Alberta  tutta
la mia vita. Mai e poi mai potrei tradirla.
Forse mia moglie sta attraversando un periodo
difficile e io non me ne sono reso conto. Probabilmente
 caduta in depressione per il troppo
lavoro e ora vede fantasmi. Ma perch non me
ne ha parlato direttamente, invece di rivolgersi
a lei? Non  da Alberta una decisione del genere.
Mia moglie  malata, si fidi.
Di fronte a quest'uomo affascinante, che
parlava con propriet e garbo, anche la professionista
pi agguerrita avrebbe perso ogni sicurezza
e quando Leo l'avesse invitata ad esibire
le prove della sua infedelt, lei si sarebbe resa
conto che la causa era persa in partenza, perch
di prove non ce n'erano, se non la buona fede
di Alberta che aveva visto Leo con la bionda e
letto messaggini infuocati che, probabilmente,
lui aveva gi cancellato.
Chiedere la separazione per colpa  la via
sbagliata, riflett a mezza voce mentre cercava
negli scaffali i capi ordinati dall'avvocato
Pancani.
Lo credo anch'io, conferm Gianna,
comparendo al suo fianco.
Aveva finito di riordinare la stanza sul retro
e nell'avvicinarsi alla collega aveva colto la sua
constatazione amara. Alberta premette di nuovo
il pulsante per aprire la porta: c'erano altri
clienti in arrivo. Con un sospiro, raddrizz le
spalle e si appiccic sul volto il sorriso accattivante
della commessa premurosa ed efficiente.
Erano una coppia di cinesi dall'aria danarosa.
Lei indossava una pelliccia di zibellino
dal taglio sportivo che le stava malissimo e, togliendosi
i guanti, ostent un diamante grosso
come un chicco d'uva che invece le stava
benissimo.
Quand'era bambina, la sua nonna le raccontava
degli anni grami di prima e dopo la
guerra: Ma i pi poveri tra i poveri, quelli
che mi stringevano il cuore e mi facevano pena,
erano certi sparuti cinesini, magri come un
Cristo crocefisso, che andavano per le strade
tenendo al collo una cassetta di legno piena
di cravatte di seta cinese. Dicevano: "Clavatta,
clavatta, compela bella clavatta, gentile signola".
Anch'io ero povera, ma una cravatta gliela
prendevo volentieri.
Alberta pens che probabilmente questi
clienti erano i nipoti di quei poveri tra i poveri.
Ormai conosceva i gusti degli orientali e
sciorin per loro il meglio in fatto di ricami e
pizzi. Se ne andarono dopo aver speso una cifra
esorbitante senza battere ciglio, lasciando
l'indirizzo a cui recapitare gli acquisti, quello
di un albergo in via Monte di Piet, famoso
perch ospitava la clientela facoltosa e grossolana
che veniva da Paesi extraeuropei.

Erano soltanto le quattro del pomeriggio e
sembrava gi notte. Le luci natalizie rischiaravano
a festa le vie di Milano, una citt che aveva
ben poco da festeggiare.
Alberta si guard in uno dei tanti specchi
che costellavano le pareti del negozio: era proprio
scialba, insignificante. Come da ragazza,
restava sempre una donna invisibile. Eppure,
tanti anni prima, Leo l'aveva vista, l'aveva
guardata con ammirazione e desiderio e si era
innamorato di lei.
Alberta ricord il giorno in cui era entrata
nel garage vicino a casa con la sua utilitaria
color panna, nuova di zecca. Gliel'avevano regalata
i genitori quando era al terzo anno di
lettere.
Non penserai di posteggiarla sotto casa,
eh? l'aveva avvertita il padre. Se va bene, nel
giro di due ore la trovi senza ruote.
La sua zona era erroneamente definita un
quartiere dormitorio. In realt, nessuno dormiva
mai in quelle case che brulicavano di attivit
pi sotterranee che palesi. Certo, c'erano anche
famiglie oneste come la sua, che si erano abituate
a convivere con la malavita e i suoi traffici
- prostituzione, spaccio, furto - praticati
non solo di notte, ma perfino in pieno giorno.
La polizia conosceva tutti e tutti conoscevano i
poliziotti che perlustravano le strade per pura
formalit, limitandosi a intervenire quando arrivava
un ordine dall'alto o quando, raramente,
si verificava un fatto di sangue.
Qui nessuno tocca le macchine dei residenti,
aveva obiettato Alberta, che conosceva la
zona in cui abitava solo in superficie e le dispiaceva
che i suoi dovessero sobbarcarsi anche il
costo del parcheggio in un garage. Quel giorno
suo padre si era visto costretto a spiegarle alcune
regole del quartiere.
Se non vuoi che ti danneggino l'auto devi
pagare un pizzo. La cifra  irrisoria, rispetto
ai prezzi di un'autorimessa, ma pagare significa
riconoscere questa regola e sottomettersi.
Io non voglio farlo, ma non mi va neppure di
inimicarmi i vicini. Hai capito perch non possiamo
lasciare la macchina in strada?
Alberta aveva annuito.
Le regole non scritte del quartiere in cui era
nata e cresciuta non le importavano pi di tanto.
Invece era grata ai genitori per quel regalo
che significava la fine di lunghi tragitti su autobus
e metropolitane stipati fino all'inverosimile
per andare e tornare dall'universit. La
sua macchinetta era come una minuscola casa
viaggiante in cui si sentiva protetta, al sicuro.
Quel giorno era davvero contenta e aveva
anche deciso che, dopo la laurea, avrebbe ricompensato
i suoi dei tanti sacrifici che facevano
con gioia per lei.
La sera aveva posteggiato l'auto nuovissima
in garage e il mattino seguente, alle sette e mezzo,
era andata a riprenderla per raggiungere
l'universit. L aveva incontrato Leo e la sua
vita era cambiata.
Leo era soltanto una sagoma scura dietro i
vetri sporchi della guardiola. Quando si era avvicinata,
la sagoma era uscita allo scoperto e lei
si era trovata di fronte un ragazzone atletico in
tuta blu, con la faccia pi bella del mondo. Lui
le aveva sorriso come se dovesse reclamizzare
un dentifricio per denti bianchissimi.
Sono Leo. Posso esserti utile? le aveva
chiesto in un italiano privo d'accento.
Era iniziato l'autunno. Nell'aria si respirava
il presagio di un temporale. Alberta indossava
un impermeabile chiaro sopra l'abito grigio di
maglia leggera, portava comode scarpe senza
tacco e a tracolla una borsa a cartella piena di
libri.
Aveva guardato ammutolita quel bellissimo
ragazzo dall'aria schietta, impiegando qualche
secondo a ritrovare la parola. Infine, aveva ricambiato
il sorriso e risposto: Sono Alberta.
Prendo la mia fuoriserie. Con la mano aveva
indicato l'utilitaria fiammeggiante, posteggiata
in seconda fila.
Aspetta, ti libero lo spazio per farti uscire,
le aveva detto Leo.
Mattina dopo mattina, scambiandosi qualche
parola, avevano cominciato a conoscersi.
Leo le aveva raccontato di aver perso entrambi
i genitori laggi al Sud e di essersi trasferito
a Milano quando aveva nove anni. Da allora
viveva con gli zii in quel quartiere. Davvero
strano che non si fossero mai incontrati prima.
Un giorno avr un buon lavoro e lascer
questa zona che non mi piace e in cui continuo
a sentirmi come un estraneo, le aveva detto.
Una volta le aveva parlato della dolcezza
della zia Rosaria e della taccagneria dello zio
Nino. Un'altra volta della scuola serale che frequentava
ormai da cinque anni.
L'autunno era scivolato verso un inverno
particolarmente rigido. La vigilia di Natale lui
le aveva offerto una rosa rossa.
 per la tua pazienza nell'ascoltarmi, le
aveva sussurrato. Io ti racconto i miei sogni e
tu mi prendi sul serio. Buon Natale, Alberta.
Qualche volta lei si sorprendeva, nel bel
mezzo di una lezione, a pensare a Leo e sulle
labbra le nasceva un sorriso.

Quel giovane garagista, che parlava cos bene
ed aveva un tratto quasi aristocratico, le piaceva
tantissimo.
In un giorno di tarda primavera, Leo l'aveva
avvicinata con aria esitante.
A fine giugno dar la maturit. L'insegnante
di storia mi ha chiesto di preparare una tesina
sui mezzi e le vie di comunicazione dal Medioevo
all'Ottocento. L'ho finita. Potresti leggerla
per vedere se ho scritto qualche castroneria?
Alberta l'aveva letta, ammettendo alla fine
che non sarebbe stata in grado di scrivere
meglio e con maggior rigore. Le informazioni
erano particolareggiate e precise e il linguaggio
era chiaro e scorrevole, a tratti addirittura
brillante.
Questo  uno che andr molto lontano, aveva
subito pensato. Poi gli aveva detto: Tu sei
bravo, lo sai e hai voluto che leggessi la tua
tesina perch lo sapessi anch'io.
Sono pieno di insicurezze, faccio fatica a
conciliare scuola e lavoro, mi sembra di non
studiare abbastanza e ci tengo tantissimo ad
apparirti uno in gamba, aveva risposto lui.
Perch?
Perch mi piaci, Alberta. La prima volta
che ti ho vista ho pensato che avrei voluto passare
con te tutta la vita. Ti sto dicendo cose pi
da uomo che da ventenne, ma sono cresciuto in
fretta e nemmeno tu sembri una ragazza d'oggi.
Per questo mi piaci.
Lei era arrossita come le ragazze di una volta,
non aveva trovato una replica decente ed
era filata fuori sgommando dal garage.
Leo si era diplomato con il massimo dei
voti e, nella segreteria dell'universit, Alberta
aveva ritirato per lui i piani di studio per i diversi
corsi di laurea. Avevano valutato insieme
gli indirizzi pi congeniali a Leo e individuato
nella facolt di scienze della comunicazione il
percorso pi interessante.
La sera dopo lui l'aveva invitata in pizzeria
e lei aveva accettato.
Sembrava stanco e Alberta glielo aveva
detto.
Sono anni che dormo pochissimo dovendo
studiare di notte. Prendere la maturit  stata
una bella soddisfazione, ma non ce la faccio
pi ad andare avanti con questi ritmi e ho deciso
di rinunciare ai miei sogni di gloria, le
aveva annunciato.
Non dire sciocchezze! Con i tuoi voti puoi
ottenere una borsa di studio. Poi si vedr.
D'impulso, lui l'aveva baciata e a lei era
sembrato di toccare il cielo con un dito. Finalmente
aveva un ragazzo. Non uno qualsiasi,
ma un tipo intelligente, tosto, determinato.
Certo, anni di fatiche e la tensione degli esami
lo avevano un po' depresso, ma non dubitava
che avrebbe ripreso la sua strada. Il lavoro in
garage era tempo sprecato. Quella sera Alberta
aveva maturato la decisione pi importante
della sua vita: quando Leo le avesse proposto il
matrimonio, lei avrebbe lasciato l'universit e
si sarebbe trovata un lavoro per aiutarlo.

Torn a guardarsi allo specchio e si disse che
l'amore del marito per lei era durato fin troppo
a lungo. Per anni Leo l'aveva considerata desiderabile
e la sua ammirazione era stata cos
appagante da indurla a ritenersi al di sopra di
tutte le altre donne. Si era piazzata sulla cima
dell'albero pretendendo di afferrare il sole ed
era precipitata a terra, facendosi un gran male.
Non aveva mai fatto niente per farsi notare,
a partire dall'abbigliamento. I suoi colori
preferiti erano i non-colori: il grigio, pi raramente
il blu. Sia d'estate sia d'inverno portava
soltanto tailleur di taglio maschile e scarpe
stringate col tacco basso. Si tagliava i capelli da
s, senza badare se le stessero bene. Nella sua
trousse del trucco naufragavano solitari una
spazzola, il burro di cacao e una boccettina di
profumo, sempre lo stesso, che Leo le regalava
ogni anno a Natale.
Per c'erano quelle fotografie scattate da
Tatiana che smentivano l'idea che Alberta aveva
di s.
Smettila di arrovellarti, le consigli Gianna,
preoccupata.
Stavo pensando che potrei andare io in
Monte di Piet a consegnare i pacchetti dei cinesi.
E, dopo, potrei fare un salto dal parrucchiere,
disse Alberta.
Oh, brava, era ora! Questo  il modo migliore
di reagire. Gi che vai dal parrucchiere,
fatti mettere un po' d'aria della Brianza sulla
faccia, cos tuo marito vedr che cosa rischia di
perdere, la spron la collega.

Alberta vol fino all'albergo dei cinesi e poi
si precipit in corso Monforte, da Franco e
Mimma, che conosceva dai tempi in cui avevano
il salon de coiffeur a pochi passi dalla boutique
di Marta Piccini. Appena la vide entrare,
Mimma la guard come se fosse un fantasma,
perch erano anni che la invitava inutilmente
ad affidarsi a lei.
Alberta! Che cosa ti  successo? esclam.
Voglio una testa da sballo, annunci tutto
d'un fiato, frenando l'impulso di rimangiarsi la
decisione e fuggire.
Dopo quasi due ore di interventi laboriosi
sul colore, sul taglio e sul trucco, Alberta non
sembrava imparentata nemmeno alla lontana
con la donna scialba di prima.
Va bene se pago con la carta di credito?
domand alla padrona.
Dopo anni che ci conosciamo e i ripetuti
inviti a farti guidare da noi, puoi considerare
di averci fatto un regalo. Avete visto, ragazze,
com' bella la signora? disse Mimma, radunandole
intorno le lavoranti.
Non posso accettare, protest Alberta.
Pagherai la prossima volta e, ricrdati, ti
vogliamo qui tutti i mesi, l'avvert Mimma.

Alberta torn in via Montenapoleone sentendosi
pi sicura di s, anche se il dolore e
la rabbia continuavano a tormentarla, ed entr
decisa in una boutique che vendeva abbigliamento
un po' spericolato per i suoi gusti.
Conosceva bene la direttrice, Anna Clara, con cui
faceva spesso due chiacchiere in pausa pranzo
al bar-tabacchi sull'angolo con via Verri.
Appena la vide, Anna Clara affid a una
collega la cliente che stava servendo e le and
incontro con gridolini di ammirazione.
A momenti non ti riconoscevo, sei fantastica!
 la prima volta che ti vedo pettinata sul
serio e truccata. Adesso per ti rivesto, perch
questo tuo loden triste e le scarpe da papera
proprio non vanno...
Ti do carta bianca, disse Alberta.
Dai, era ora di cambiare look, replic
l'altra, illuminandosi all'idea di scegliere degli
abiti nuovi per una collega che aveva una taglia
da indossatrice.

Quando Alberta usc dal negozio erano quasi
le otto di sera. Portava i suoi vecchi vestiti
ripiegati in un sacchetto e sfoggiava un tailleur
rosso fragola con un sottogiacca di cachemire
viola intenso. Erano viola anche le scarpine di
camoscio con un tacco di otto centimetri e il
piumino caldissimo, stretto in vita da una fusciacca
rossa. L'anonima commessa di Marta
Piccini ora sembrava una ragazza di Vogue.
Mentre marciava con passo sicuro lungo la
via, prov un'emozione inedita: molti passanti
la guardavano con ammirazione. Per alcuni
istanti dimentic di essere una moglie tradita.

Quando rientr, Leo era gi a casa e lo sent
urlare dalla cucina: Finalmente! Cominciavo
a preoccuparmi...
Comparve nel soggiorno, mentre lei era ancora
nell'ingresso e slacciava la fusciacca rossa
del piumino. La vide e i suoi bellissimi occhi
celesti espressero tutto lo stupore per quell'improvvisa
trasformazione.
Buonasera, signora. Io sono Leo Croce.
Con chi ho il piacere...?
Lei lo fiss impassibile mentre, con gesti languidi,
si toglieva il piumino. Emerse magnifica,
filiforme, altissima sui tacchi delle scarpine viola,
nello splendore del tailleur rosso fragola.
Sa, sto cercando mia moglie da un paio
d'ore, ma, come ieri, ha spento il cellulare,
prosegu lui, guardandola come se fosse una visione.
Il mio cellulare era spento perch, per la prima
volta nella vita, mi stavo occupando di me
stessa, replic lei con un sorriso di ghiaccio.
Lo vedo. Sei da urlo! constat Leo con un
filo di voce.
Lo sono sempre stata, replic Alberta,
odiandolo, mentre si avviava verso la camera
da letto.
Sulla cassapanca sotto la finestra not la
borsa da viaggio del marito. Lui aveva cominciato
a riempirla con la biancheria di ricambio.
Vai in gita di piacere? lo provoc, iniziando
a spogliarsi.
Allora lo smarrimento di Leo si tramut in
collera.
Porco giuda, la smetti di fare la cretina?
url.
Mai, prima d'allora, aveva usato un linguaggio
cos aggressivo e volgare e lei fu sul punto
di urlare a sua volta: Perch dovrei, visto che
tu hai cominciato a fare il puttaniere? Invece
si morse la lingua e tacque, limitandosi a guardarlo
con aria di sfida. Leo era furibondo.
C' qualcosa che non so e che dovrei sapere?
Io ho gi le mie beghe di lavoro e non ho
bisogno di una moglie che rincasa travestita da
velina e mi guarda schifata dall'alto in basso
come se fossi un verme. Se hai qualcosa da dire,
dillo!
Poi gir su se stesso e usc dalla camera sbattendo
la porta.
Invece di sbraitare come un portuale, potresti
almeno dirmi che sono bella! grid Alberta,
con rabbia.
Lui torn a spalancare la porta e sibil: Ma
non lo sei! Ti sei conciata come una delle tante
sceme che vanno in giro con l'aria di dire ai
maschi: apri il portafogli e sar tua. Il suo bel
viso era stravolto dalla collera.
Tipo la bionda che ti sta spremendo come
un limone, avrebbe voluto replicare Alberta.
Ma ancora una volta si trattenne.
In tanti anni di vita assieme, era la prima
volta che litigavano e la volgarit di quella discussione
confermava il fatto che il loro matrimonio
era al capolinea. A quel punto, tanto
valeva sbattergli in faccia di aver letto i loro
messaggi infuocati. Probabilmente Leo avrebbe
reagito prendendola a schiaffi. Non lo avrebbe
mai creduto capace di un gesto cos violento,
per non lo aveva mai conosciuto per come
era, ma per come lui aveva finto di essere.
Forse sarebbe riuscito perfino a dirle che l'aveva
sposata per interesse, perch gli aveva facilitato
la vita, ma adesso che era un uomo arrivato
non aveva pi bisogno di lei.
Decise che non poteva abbassarsi al suo livello,
anche perch si sarebbe rimangiato tutta
la sua tracotanza quando, al momento opportuno,
lei avrebbe messo in atto la propria vendetta.
Cos sfoder un sorriso mite e, con voce
di miele, domand: Sono cos orribile? Questo
nuovo taglio di capelli non mi dona? Eppure,
per la via, la gente si girava a guardarmi...
Tu hai sposato me o la gente? chiese Leo,
con voce ammansita.
Alberta, ormai in sottoveste, si infil una
vestaglia di flanella e, allacciando la cintura,
rispose: Ho sposato te, perch mi amavi e sapevo
che non mi avresti mai tradita. E tu?
Io ti amo ancora e non ti tradirei mai. Ma
quella che amo  una donna acqua e sapone,
a cui non piace travestirsi come se ogni giorno
fosse carnevale, che ha una mente vivace,
progetti bellissimi, le mani tenere, il cuore puro
ed  bellissima cos com'. Adesso rivoglio
indietro quella donna che, va' a capire perch,
da ieri sembra aver perso il senno. Tesoro, per
favore, lvati la faccia, mentre io preparo la
borsa, perch domattina vado a Berlino.
Parti cos... all'improvviso?
All'improvviso, annu lui, che sembrava
volesse aggiungere qualcos'altro, ma non lo
fece.
Parti da solo? domand Alberta con studiata
indifferenza.
Parto con il Ferreti e il Biraghi Porro.
Domani alle undici ci sar una riunione dei vertici,
in vista dei nuovi assetti e delle strategie per il
prossimo anno.
Aveva la faccia stanca e il tono sincero.
Avrebbe potuto concorrere al premio di mister
bugiardo. E lo avrebbe vinto.
 Quando torneresti ?
Domani sono in riunione tutto il pomeriggio.
Sabato ci sar il solito pranzo di gala
con i capi e, finito quello, torno a casa. Per
allora, rivoglio la mia Alberta di sempre,
concluse, chiudendo con uno schiocco la borsa
da viaggio.
Lei and in bagno a lavarsi il viso e dopo
prepar la tavola aspettando che il minestrone
di verdura si scaldasse.
Mentre cenavano, sbirci di sottecchi il marito.
Era silenzioso, sembrava preoccupato e
molto teso. Se ne rese conto dalla vena che gli
pulsava sulla fronte. Chiss se sospettava di essere
stato scoperto. Se era cos, si giustificava
anche la sfuriata di poco prima.
Sabato sera ci sarebbe da fare l'albero e
mettere le lucine sul bers del terrazzo perch
domenica  la vigilia, disse lei, tanto per spezzare
quel silenzio insopportabile.
Allora Leo le sorrise e le accarezz una mano.
Credevi che me ne fossi dimenticato?
Faremo tutto, come sempre.
Finirono di cenare e, mentre lei rigovernava
la cucina, lui si rintan in soggiorno a guardare
un film in tiv. Poco dopo spense il televisore,
le augur la buonanotte con un bacio sulla
fronte ed and a dormire.
Alberta fin di riordinare, poi socchiuse la
porta della camera da letto. Suo marito si era
addormentato.

Allora si impadron del suo cellulare e cominci
a scorrere l'elenco delle telefonate.
Trov le chiamate senza risposta fatte a lei, una
andata a segno da parte della solita Sarah e,
tra i messaggi, quello che Leo aveva scritto
alla bionda nel pomeriggio. A Berlino spero
proprio di fare un grande exploit, che soddisfi
tutti e due. Dunque, Leo e quella l partivano
insieme. Richiuse il telefonino con disgusto sibilando:
Porco, mille volte porco.

Si decise ad andare a letto, ma il sonno non
arrivava, perch continuava ad arrovellarsi
sul sistema migliore per porre fine al suo
matrimonio.
Avendo gi scartato l'idea di rivolgersi a un
avvocato, forse sarebbe stato pi semplice buttare
Leo fuori di casa.
Poteva approfittare del viaggio a Berlino per
infilare in una valigia la sua roba e lasciargliela
sul pianerottolo, chiamando un fabbro per
cambiare la serratura della porta in modo che
al ritorno lui avrebbe trovato l'accesso sbarrato.
Ma poteva farlo? L'appartamento apparteneva
a tutti e due e lei non poteva sottrargli la
sua met. Forse Leo avrebbe suonato, bussato,
telefonato supplicando di aprirgli, ma non
avrebbe insistito pi di tanto, perch sapeva di
avere la coscienza sporca e ritrovarsi sfrattato
senza preavviso era un messaggio inequivocabile,
quello di essere stato scoperto e punito.
Forse avrebbe raccolto le sue cose e passato
la notte in un albergo. O nel letto della bionda.
Si accomodasse. Ma a quel punto sarebbe stato
lui a ricorrere a un legale per reclamare la sua
parte di casa. Molto bene, gli avrebbe dato del
filo da torcere. La colpa era sua. E che non sperasse
di arrivare a una mediazione, perch lei
non lo voleva pi tra i piedi. Intendeva rifarsi
di tanti anni di sacrifici e rinunce tenendo per
s l'intero appartamento. Ma, allora, anche lei
sarebbe stata costretta a prendersi un avvocato.
E gi immaginava mesi, forse anni, di odiose
trafile legali e soldi per sostenerle. Lei aveva
ragioni da vendere, lui aveva torto marcio, ma
quando c' di mezzo il tribunale, non sai come
vanno a finire le cose. Era perfino possibile che,
in conclusione, si ritrovasse cornuta e mazziata.
Decisamente, sbatterlo fuori di casa non
era la soluzione pi semplice.
Nel buio della disperazione, si accese una
lampadina.
Io lo ammazzo, sussurr a denti stretti,
perch un verme come Leo meritava soltanto
di morire.
Lo avrebbe eliminato. Ma come? Con un
colpo di pistola, che diamine! Peccato che non
avesse una pistola. Per... poteva sempre procurarsela.
Da Ravizza, in via Hoepli, vendevano
armi di ogni tipo. Ma no, che stupida! Ci
voleva il porto d'armi per comprarla. Senza
contare che l'idea di impugnare un revolver la
faceva rabbrividire. Non sapeva neanche se sarebbe
stata capace di premere il grilletto. E, nel
caso ci fosse riuscita, dove e quando l'avrebbe
colpito? E poi uno sparo faceva un gran
baccano. No, niente pistola. Il pugnale! O il
tagliacarte. In quanti film aveva visto omicidi
commessi con il tagliacarte? Quello, almeno,
era silenzioso. Poteva pugnalare Leo mentre
dormiva. Dove? Era importante sapere dove,
perch il colpo fosse letale e non rischiasse di
procurargli solo una ferita da cui poteva pure
guarire. Poi immagin il sangue. Pistola e
pugnale facevano sgorgare tanto sangue. Dio
mio, che schifo tutto quel sangue intorno,
perfino sul bel tappeto bukhara pagato carissimo.
Escluso.
Le serviva un omicidio meno sporchevole,
che non lasciasse tracce. Ecco, il veleno! Sarebbe
andata in farmacia a comperare del topicida.
Ricordava un film di Agatha Christie dove un
anziano signore veniva fatto fuori con il veleno
per topi. Una morte un po' dolorosa per Leo,
ma con conseguenze meno raccapriccianti.
Le conseguenze! Doveva pensare anche a
quelle. Prima o poi l'avrebbero scoperta,
perch il delitto perfetto non esiste, incriminata e
condannata a passare anni in galera. Anni di
galera per quel traditore?
Peggio della moglie che per punire il marito
gli ha tagliato i corbezzoli! rimugin tra s,
ormai vinta dalla stanchezza. Eppure, il verme
doveva morire.

La sirena di un'ambulanza lacer il silenzio
della notte. Leo dormiva profondamente, ignaro
dei pensieri di morte di Alberta che, nonostante
fosse sfinita, non la smetteva di
arrovellarsi.
Mancavano quarantotto ore alla vigilia di
Natale e, per quel giorno, lei voleva diventare
la vedova del dottor Croce.
Una morte accidentale, ecco che cosa le serviva.
Quanta gente finiva sotto una macchina,
precipitava in un burrone, si fulminava con
la corrente... Gli incidenti mortali sono pi
frequenti di quanto si creda, riflett Alberta.
Per esempio, dopo Natale si sarebbero recati
in montagna. Quanti sciatori andavano all'altro
mondo travolti da una valanga o cadendo
in un crepaccio? Perch non ci aveva pensato
prima? Sarebbero partiti in due per le vacanze
e poi lei sarebbe tornata da sola. Bastava
guidarlo fuori pista e dopo... sull'orlo di un
burrone... Per era sempre possibile che, tra i
tanti turisti, qualcuno vedesse la scena, magari
sospettasse... e, infine, la denunciasse. A quel
punto dubit della sua intenzione di ucciderlo.
Intanto doveva rassegnarsi a lasciarlo volare
a Berlino, poi tornare, poi aiutarlo ad allestire
le luci di Natale con il sorriso sulle labbra, senza
far trapelare le sue intenzioni, reggendo la
scala a libro mentre lui stava inerpicato l, sul
terrazzo...
La scala! Una luce improvvisa, accecante,
illuminante, spazz via tutte le sue stupide elucubrazioni.
Da anni il marito e lei preparavano
insieme l'albero di Natale nel soggiorno e, dopo,
infagottati nei loro piumini, uscivano sul
terrazzo, armati di collane di lampadine per
ornare l'esile intelaiatura aerea che sosteneva
il gelsomino. Lei teneva ben salda la scala a
libro traballante, quando Leo si inerpicava a
ridosso della balaustra esterna, e tirava un respiro
di sollievo appena lui aveva finito di stare
in bilico sull'ultimo gradino, perch ci voleva
niente a precipitare dal sesto piano. Vide, come
se fosse un film, tutti i passaggi di quella
situazione rischiosissima: Leo che piazzava sul
terrazzo la scala di alluminio e la apriva, con
la ghirlanda di lampadine minuscole attorno
al collo. Poi, un piolo dopo l'altro, saliva, fino
ad arrivare alla piccola piattaforma e si teneva
in equilibrio sul vuoto, mentre lei impugnava
saldamente la scala per evitare che dondolasse.
Come un equilibrista, Leo mollava ogni appiglio,
cominciava a srotolare i fili elettrici e
li faceva passare, su e gi, attraverso le sottili
sbarre di ferro che sostenevano la ramatura del
gelsomino. Iniziava sempre dal lato esterno,
quello a strapiombo sul giardino condominiale.
Ogni volta, Alberta tremava di paura per
quell'operazione spericolata, durante la quale
impiegava tutta la sua forza per tenere la
scala ferma, perch sarebbe bastato un lieve
cedimento e avrebbe iniziato a ondeggiare,
facendo rischiare a Leo un volo fatale. E cos
ogni volta, a Natale, lei gli domandava: Ma
 proprio necessario mettere le lucine fino al
bordo estremo?
La sera della vigilia, quando ceniamo nel
soggiorno, mi piace guardare questo tetto luminoso.
E piace anche a te, rispondeva lui.
Anche quella sera, prima di coricarsi, le
aveva promesso che al ritorno da Berlino si sarebbe
occupato delle luci. Nel film che stava
facendo scorrere, Alberta lo vedeva ritto sulla
minuscola piattaforma, mentre mollava ogni
appiglio e, in bilico sul nulla, iniziava a srotolare
i fili elettrici. Lei, che stava bloccando la
scala con tutta la forza delle braccia e delle mani,
all'improvviso mollava la presa. Leo perdeva
l'equilibrio perch, senza un ancoraggio, la
scala cominciava ad ondeggiare: Leo mulinava
le braccia cercando un appiglio che non c'era e,
in un istante, precipitava a capofitto dal sesto
piano, spiaccicandosi al suolo.
S, mille volte s! Morte istantanea del traditore,
arrivo dell'ambulanza che lo avrebbe trasportato
cadavere all'ospedale per l'autopsia,
mentre lei inscenava tutta la sua disperazione.
Poi le visite di condoglianze dei parenti, dei vicini,
dei colleghi, degli amici. Infine il funerale,
con lei vestita a lutto a guardare la terra aprirsi
pietosa per accogliere le spoglie di quel grande
bastardo. Giustizia  fatta, avrebbe esultato
dentro di s, congratulandosi con se stessa.
Mancano due notti al compimento della
mia vendetta, bisbigli, scavando una nicchia
nel cuscino prima di abbandonarsi finalmente
al sonno.

Il mattino, quando si svegli, Leo se n'era
gi andato, lasciando in bella vista sul suo
guanciale un foglietto: Sono le sei. Vado a Berlino.
Ci vediamo sabato sera e voglio la mia
Alberta di sempre. Un tenero bacio.
Ecco, pens lei, arriva a Berlino e va in riunione,
poi la sera si precipita in albergo dove lo
aspetta la bionda con cui far i fuochi d'artificio
e ha pure la pretesa di volere la moglie smunta e
scialba di sempre. Lo odio, lo odio, lo odio,
perch non la smette di umiliarmi con le sue bugie.
Era proprio il tipico marito italiano, avaro di s
con la moglie e pieno di fantasie perverse con
l'amante. Lei era l'ancella fedele, la custode della
casa, del conto in banca, del suo guardaroba
sempre perfetto, la curatrice oculata dei suoi risparmi,
la galoppina che faceva la spesa, pagava
le bollette, teneva i rapporti con l'amministratore
del condominio, seguiva le scadenze delle
polizze, cucinava, riordinava e si occupava di
tutte le altre noiose incombenze del vivere quotidiano.
Leo non voleva perdere questa moglie
cos preziosa. Per, lontano da casa e dall'ufficio,
aveva il suo luna park dove scatenava i
bassi istinti, si rilassava e ricaricava le batterie,
senza sentirsi in colpa. Alberta era sicura che la
sua personale sala giochi non si scontrasse affatto
con il suo concetto di vita coniugale.
Ecco perch si era tanto arrabbiato vedendola
rincasare, la sera prima, trasformata in
una specie di oggetto del desiderio, e perch
aveva ribadito di volere accanto a s la donna
di sempre. Aveva una paura folle che qualcuno
potesse privarlo della sua quieta esistenza
domestica, quando finiva di lavorare e di trastullarsi
con la bionda. Ma lei voleva un marito
che le stesse accanto non per comodit, bens
per amore.
Le torn in mente il piano per eliminarlo
architettato durante la notte e mentre preparava
il caff si domand, con lucidit, se fosse
attuabile. Pass in rassegna le fasi della realizzazione
e decise che la sorte o, meglio, il suo
angelo caduto dal cielo per soccorrerla le aveva
suggerito la soluzione migliore... e definitiva.
Nessuna via legale, niente veleni, pistole o pugnali,
ma una sacrosanta conclusione che filava
liscia, pulita, senza intoppi n spiacevoli conseguenze
per s.
Bevve l'ultimo sorso di caff in piedi, dietro
i vetri della porta-finestra del soggiorno, osservando
il pergolato del terrazzo, mentre immaginava
il momento in cui il marito si sarebbe
trovato in bilico nel vuoto.
Mio amatissimo Leo, mormor fra s,
anche una moglie devota, ingenua e fiduciosa
ha dei sentimenti. Tu li hai feriti, calpestati,
umiliati. E questa moglie non ti perdona. Devi
morire. Si domand: Verr mai sopraffatta
dal rimorso? E subito si rispose:  escluso. Lei
non era un'assassina, ma una donna che, per
continuare a vivere, doveva farsi giustizia.

Pi tardi si present in negozio con due virgole
bluastre sotto gli occhi che denunciavano
una notte insonne e la tensione per un gesto
definitivo che avrebbe posto fine al suo
matrimonio.
Hai litigato con tuo marito? le chiese Gianna,
che aveva notato subito la pettinatura nuova
e il colore caldo dei capelli, ma anche la sua
faccia spossata.
Ieri sera ero truccata e vestita a festa. La
cosa non gli  piaciuta nemmeno un po',
rispose Alberta.
I mariti infedeli sono anche capaci di fare i
gelosi, ragion la collega. E soggiunse: Chiss
com'eri carina e a lui, temendo la concorrenza,
 venuta la strizza. Vedrai che chiuder la
storia con la bionda e rientrer di corsa all'ovile.
Brava, Alberta!  cos che si fa.
Ma io non ho nessuna intenzione di ricucire
la nostra storia.  un po' come succede per le
nostre preziose camicie: quando si forma una
slisatura la camicia  da buttare, perch se la
rammendi da una parte si strappa dall'altra. La
bella seta ha finito il suo ciclo vitale.  lo stesso
anche per il mio matrimonio, la mia bella storia
ha concluso il suo ciclo, sentenzi Alberta.
Terminarono di tirare a lucido il negozio
e poich era ancora presto e gli stacanovisti
dell'acquisto all'ultimo minuto erano ancora
per la strada, si rintanarono nel retrobottega a
bersi il caff.
I miei figli ieri hanno fatto festa con gli
avanzi del nostro pranzo, la inform Gianna.
Alberta invent un sorriso compiaciuto,
perch la notizia le era indifferente. Invece raccont:
Ieri, come ti dicevo prima, sono stata
da Anna Clara che mi ha rivestita di rosso e
viola...
Trucco, taglio e abiti femminili... avevi deciso
di seguire il mio consiglio. Ma oggi, tranne
i capelli, sei come sempre. Poi mi vieni a
raccontare che il tuo matrimonio  andato a
ramengo. Mi sa che sei tu a esserti stancata di
Leo...
Alberta non le diede retta e continu a seguire
il filo dei suoi pensieri.
Mi sono accorta di quanto sia faticoso imbellettarsi
e vestirsi in un certo modo. Ci vuole
niente a diventare schiave del parrucchiere,
delle creme miracolose, della moda. E costa
una cifra. E per che cosa? Per apparire come
non siamo.  un gioco perverso e volgare che
non mi piace, non mi assomiglia. Io sono una
donna qualunque, che non ama farsi notare
per il suo aspetto. Il mio tempo  troppo prezioso
per sciuparlo con queste cavolate. Chi mi
ama e mi stima deve prendermi per come sono,
dichiar.
Gianna la lasci sola, perch c'erano dei
clienti alla porta. Alberta lav e asciug le
tazzine, mentre rimuginava pensieri sulla fine
imminente del suo matrimonio. Lavor fino a
sera e quando rincas stremata respir l'odore
nuovo della solitudine.

D'ora in avanti avrebbe dovuto abituarsi a
vivere senza Leo. La sua mamma diceva: Meglio
soli che male accompagnati. Lei si era male
accompagnata, dunque, meglio vivere da sola.
Sua madre l'aveva chiamata per accordarsi
sul pranzo di Natale e lei l'aveva liquidata velocemente
dicendole che aveva fretta e che, comunque,
tutto si sarebbe svolto come al solito.
Anche Leo le aveva telefonato da Berlino,
verso mezzogiorno, per avvisarla che stava entrando
in riunione, che era confermato il pranzo
con i tedeschi per il giorno seguente e che
subito dopo sarebbe tornato a casa, per fare
l'albero e mettere le luci. Lei si era sforzata di
replicare con tenerezza ed entusiasmo, anche se
sapeva che quella notte lui non avrebbe dormito
da solo. Non sarebbe stata cos calma se non
avesse avuto la consapevolezza che il bastardo
si stava godendo le ultime ore di vita.
Cen in cucina ascoltando alla radio un programma
di canzonette che non aveva nulla di
natalizio. Annu sentendo la voce della Nannini
che definiva l'amore una camera a gas, e
pens che anche lei avrebbe rischiato l'asfissia
se non si fosse liberata in fretta del marito.
Prima di coricarsi guard il cielo fuori dai
vetri del soggiorno. Non c'erano pi stelle, ma
soltanto una luna immensa, circondata da un
alone latteo. Era un presagio di neve. Si illuse
di avere accanto il suo angelo custode che la
stava guidando senza incertezze verso il riscatto
della sua dignit offesa.

Quella notte dorm profondamente. In bottega
fu una giornata fiacca e, alle cinque del
pomeriggio, lei e Gianna decisero di abbassare
la saracinesca.
Le vie del centro si andavano svuotando. I
milanesi ricchi erano gi partiti per le vacanze.
Gli altri, i cittadini normali che avevano visto
sfumare in regali tutta la tredicesima per assecondare
il forsennato mercato natalizio, si erano
gi chiusi in casa a fare i conti per arrivare alla
fine dell'anno. I disoccupati, i diseredati, i poveri,
speravano nella generosit altrui. Milano appariva
una citt semideserta, illuminata a festa
per una festivit che rallegrava ben poca gente.
Alberta si avvi verso casa chiedendosi se
Leo fosse gi tornato. Fin dal mattino aveva
portato sul terrazzo la scala e le collane di luci.
Se l'aereo da Berlino non era precipitato in volo,
suo marito non sarebbe comunque riuscito
a gustarsi la cena della vigilia.
Appena apr la porta, trasecol. La casa era
illuminata a giorno, dall'impianto stereo arrivavano
carezzevoli le note dei canti di Natale,
nel soggiorno la tavola era apparecchiata per le
grandi occasioni, con la tovaglia candida in lino
di Fiandra, i piatti di porcellana di Limoges,
le posate inglesi d'argento, i bicchieri di cristallo
di Boemia e petali freschi di rose rosse sparsi
a neve sulla tovaglia. Vide tre coperti. Perch
tre? Moll il vecchio loden e la borsa nell'ingresso
e attravers il soggiorno per andare in
cucina, da cui arrivava un rumore di stoviglie.
Leo, in maniche di camicia, con un buffo
grembiule annodato sui fianchi, disponeva su
un vassoio tartine salate, il timer del forno elettrico
ticchettava, sul fuoco sobbolliva qualcosa.
La vide, sgran su di lei i bellissimi occhi celesti
e le ordin: Non ficcare il naso in cucina,
non parlare, fila in soggiorno, mettiti comoda
sul divano e aspetta. Aveva un'aria felice.
Alberta si tolse le scarpe, infil le pantofole
di panno, si lav le mani e il viso, torn nel
soggiorno e aspett.
Pochi minuti dopo Leo era di fronte a lei in
giacca e cravatta e con un sorriso irresistibile le
porgeva una scatolina rossa da gioielliere.
Per te, amore mio, disse e si chin a sfiorarle
con un bacio il nasino.
Alberta apr l'astuccio e vide brillare un anello
superbo. Era una fascia d'oro giallo tempestata
di diamanti tagliati a baguette con al centro
uno smeraldo carr grosso come un pisello.
Rivolse al marito uno sguardo interrogativo.
Lui prese l'anello, butt via la scatolina con
la noncuranza di un commediante e le afferr
la mano sinistra infilandole lo smeraldo
all'anulare.
Tanti anni fa, sussurr, quando abbiamo
fatto l'amore per la prima volta, avrei tanto
voluto darti un anello di fidanzamento che fosse
degno di te. Ma non avevo un soldo ed eri tu
a mantenermi perch credevi in me e sapevi che
prima o poi sarei arrivato a un traguardo importante.
Be', oggi ce l'ho fatta e voglio restituirti
tutto con gli interessi. A Berlino, tuo marito
ha ricevuto la nomina di amministratore delegato
della Kontr. Sai che cosa significa?
Si era seduto accanto a lei e le stringeva le
mani, mentre Alberta rispondeva solo con un
cenno di diniego.
Significa ancora tanto lavoro, ma solo per
me. Tu avrai tutto il tempo per riposare e fare
quello che ti piace. Non dovrai pi correre in
negozio tutte le mattine, anche perch, se lo volessi,
potresti occuparti del nostro castello. Lo
volevi in Normandia, ricordi? Ti dispiacerebbe
se fosse soltanto a una trentina di chilometri da
Berlino?  l che ci trasferiremo l'anno prossimo,
cio tra una settimana. Berlino  bellissima
e il mio stipendio lo  ancora di pi. Allora con
questo anello io ti chiedo: "Vuoi fidanzarti di
nuovo con me, mia preziosissima Alberta?" Ti
prego, rispondi s, perch negli ultimi tempi ho
come avuto l'impressione che ti fossi stancata
di tuo marito.
Nel soggiorno ovattato dilagavano le note
mielose dei canti natalizi, Leo la guardava con
aria adorante ed Alberta pens che se aveva inscenato
quel quadretto da film romantico per
vecchie signore, che se le regalava un anello cos
importante, che se le prometteva un castello
in Germania era soltanto per tacitare la sua
coscienza sporca, dopo aver passato la notte a
Berlino con quella Sarah.
Congratulazioni per la promozione, replico.
Potrei dirti che sono stupita, perch un anno
fa mi avevi fatto capire che questa promozione
non t'interessava. Ma ormai non c' pi
niente di te che mi stupisca. Quanto all'anello,
 bellissimo. Non me lo toglier pi. Lo baci
su una guancia e, a denti stretti, gli domand:
E le luci di Natale? Ho gi portato sul terrazzo
la scala e le ghirlande.
Gi fatto, tesoro, rispose Leo tutto fiero,
e si fiond ad accendere l'interruttore che illuminava
il terrazzo. Scost le tende e, contro il
cielo buio della sera, Alberta vide il pergolato
scintillare di un velo luminoso.  la prima cosa
che ho fatto rincasando. Ora te lo dico: ogni
volta dovevo sopportare la tua paura che potessi
cadere gi. Come vedi, il nostro pergolato
sfavilla e io sono ancora qui, tutto intero. Non
ho mai capito perch quel lavoretto da niente ti
terrorizzasse tanto.
Alberta fissava pietrificata i puntini luminosi
che si accendevano a intermittenza creando un
firmamento suggestivo sul mantello del cielo.
E la stella cadente? Il suo angelo custode, che
l'aveva ispirata nella ricerca di una soluzione
drastica, le stava facendo gli sberleffi. Avrebbe
voluto avventarsi su Leo, ferirlo a pugni e
graffi, urlargli in faccia tutta la sua collera, ma
quasi non riusciva a muoversi n a respirare.
Ti ho lasciata di stucco, vero? constat
lui, con un sorriso soddisfatto. E prosegu:
L'albero lo facciamo insieme pi tardi, prima
di andare a dormire.
In quel momento sentirono il cicalino del
citofono.
 arrivata, disse Leo e soggiunse: Apri
tu, per favore. Ho preparato per tre, perch abbiamo
un'ospite. Io torno in cucina.
Chi ? domand Alberta con un filo di voce.
Stava sentendosi male, molto male, un'altra
volta.
Sarah, rispose Leo, sparendo nell'altra stanza.
Sarah? No, questo  davvero troppo!
sussurr affranta mentre si alzava dal divano e
quasi barcollando andava al citofono per aprire
il portone di casa.
Le girava la testa e sentiva che ormai tutto
stava precipitando intorno a lei. Dal momento
in cui l'aveva visto amoreggiare con la bionda
al tavolo del ristorante e poi aveva letto i loro
schifosissimi messaggini infuocati, realizzando
che razza di verme fosse suo marito, le sembrava
di essersi infilata in un dedalo di follia.
Lui che le regalava un anello costosissimo, le
dichiarava amore eterno e, nello stesso tempo,
le faceva venire in casa l'amante, era una trama
da romanzo dell'orrore. Voleva farla impazzire
per rinchiuderla poi in un manicomio.
Apr la porta d'ingresso e la rabbia, la frustrazione
e l'umiliazione lasciarono il posto a
una specie di allucinazione.
Stava diventando matta. Perch sulla soglia
c'era un barilotto biondo di un metro e sessanta,
avvolto in una pelliccia di visone color miele,
il viso paffuto coperto da uno strato di fondotinta
che non nascondeva le rughe profonde,
tipiche delle donne del Nord di una certa et. Il
barilotto le sorrideva.
Sono Sarah Kuntz, l'insegnante di tetesco
di tuo marito. E tu sei Alperta, fero? esord
la bionda, rivelando un accento marcatamente
tedesco.
E poich Alberta era bianca come un cencio
lavato e sembrava sul punto di svenire, l'anziana
signora allung le braccia impellicciate per
stringerla a s, mentre con voce grave ed acuta
insieme diceva: Poferina, tevi essere stanchissima.
Me lo ripete in continuazione, il tuo Leo:
lafori troppo. Bene, anche lui ha laforato molto,
ma sempra che ne sia falsa la pena.
Fu lei a ricondurre Alberta nel soggiorno e a
farla sedere accanto a s, mentre la rintronava
di chiacchiere.
In qvesti mesi sono stata turissima con tuo
marito, ma defo dire che lui non si  risparmiato.
Ora parla il tetesco qvasi come un tetesco
e io gli sono grata o, meglio, sono grata a tutti
e tue per qvesto invito a cena. Sai, fifo sola
con qvattro gatti e non mi aspettafo di passare
Pantifigilia di Natale con una coppia di giofani
innamorati.
Vedo che vi siete conosciute, constat Leo,
comparendo nel soggiorno.
Poi aiut Sarah a levarsi la pelliccia, mentre
spiegava ad una Alberta impietrita: Negli ultimi
mesi ho approfittato di ogni momento libero
per studiare il tedesco con Sarah, che mi
era stata segnalata come un'insegnante formidabile
dalla direzione della Kontr. Loro volevano
nominarmi amministratore delegato, ma
volevano anche che imparassi molto bene la
lingua della casa madre. E se non ce l'avessi
fatta? Lei  stata molto severa, direi quasi
spietata. Io volevo quel posto ma, soprattutto,
volevo stupire te, farti una grande sorpresa.
Avremo un Natale da favola, amore mio.
Ad Alberta sembr che il sangue riprendesse
a scorrerle nelle vene, anche se non riusciva
ancora a spiccicare una parola. Come aveva
potuto essere tanto stupida, tanto gelosa da
pensare che Leo potesse tradirla? Leo era un
amore di marito. E dire che lei aveva progettato
di ammazzarlo! Ora capiva il significato
di quei messaggini sul cellulare, che volevano
essere solo un modo scherzoso per sdrammatizzare
la fatica di studiare ed imparare in fretta
per meritarsi la promozione.
Ricord la stella cadente nel cielo di Natale.
Come diceva la sua maestra: Quando  il
caso, la tua stella scende sulla Terra per aiutarti.
Dopo che aveva rischiato di far precipitare
Leo dal sesto piano, poteva forse dubitare di
quell'antica leggenda?
...
.
...
FINE.